sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Sandy Fiabane

Il Dolomiti, 1 agosto 2025

“Compito del carcere è ridare alle persone autonomia e responsabilità”. Un servizio per la città, ma soprattutto un’opportunità di riscatto e reinserimento sociale per persone in semilibertà: Comune di Belluno e Istituto penitenziario hanno stipulato un protocollo di intesa per offrire ad alcuni detenuti la possibilità di svolgere volontariamente lavori di pubblica utilità. Si occupano di manutenzione e decoro urbano tutti i sabati mattina, mentre il resto della settimana lavorano in fabbrica con la cooperativa Sviluppo e lavoro.

Un servizio per la città, ma soprattutto un’opportunità di riscatto e reinserimento sociale per persone in semilibertà: Comune di Belluno e Istituto penitenziario hanno stipulato un protocollo di intesa per offrire ad alcuni detenuti la possibilità di svolgere volontariamente lavori di pubblica utilità. “C’è qualcosa che codice e leggi non prevedono ed è la crescita personale. Una struttura chiusa come il carcere ha l’obiettivo di mettere in sicurezza la persona dal rischio di regressione: è un compito privilegiato, che nessun’altra amministrazione ha. Osserviamo le persone anche nel loro riflettere sulle scelte fatte, perciò dobbiamo fornire loro un patrimonio di competenze sotto forma di autonomia e responsabilità” commenta Alberto Quagliotto, direttore della Casa circondariale di Belluno.

L’iniziativa è partita il 10 maggio e ha coinvolto finora due persone, di cui una da poco tornata in libertà. Ad oggi sono 4 i detenuti in semilibertà (su 108 totali): si tratta di detenuti cui il tribunale di sorveglianza riconosce la semilibertà dopo un lungo percorso di buon comportamento e lavoro all’interno dell’istituto. Possono uscire la mattina e rientrare la sera: non solo per recarsi al lavoro, ma per svolgere ogni attività utile al reinserimento.

“Al di là dell’aspetto concreto - prosegue Quagliotto - è un’iniziativa importante sotto il profilo valoriale perché è un’opportunità per la persona di tornare, o di entrare, su un percorso che non aveva mai fatto. Il detenuto che offre la sua prestazione alla comunità a titolo gratuito si rende infatti conto di quello che per ognuno dovrebbe essere un percorso virtuoso. Parliamo sempre della necessità di dialogo tra un’istituzione chiusa quale quella carceraria e la società esterna: il terreno su cui si può farlo è il senso civico. Il carcere fa parte della città, è un’articolazione dello Stato e un servizio per i cittadini: perciò questa iniziativa fa parte di un quadro più ampio che non va mai perso di vista”.

I detenuti svolgono il volontariato il sabato mattina, dalle 8.30 alle 12.30, e sono seguiti da Paolo Zaltron, funzionario del Comune. “Il primo bilancio è positivo - dichiara - in quanto i partecipanti hanno aderito con impegno e costanza. Si occupano principalmente di manutenzione e decoro del verde pubblico e di pulizia di strade e marciapiedi e ricevono da noi sia l’attrezzatura e i dispositivi di protezione individuale sia un’iniziale formazione di base”. Si sono infatti già occupati di diverse aree della città, da Piazza dei Martiri alla manutenzione della panoramica e di diverse frazioni periferiche.

“Riportare i detenuti semiliberi nell’area cittadina - aggiunge l’assessore al sociale Marco Dal Pont - dove possono dare il loro contributo lavorativo ma anche instaurare un legame con la società è un processo virtuoso. Così il sociale, visto a volte come un’entità astratta, dimostra la sua concretezza. La nostra volontà e quella dell’istituto penitenziario è sicuramente di ampliare il progetto con nuove attività e nuovi partecipanti che vogliono aderire”. Lina Battipaglia, capo area educativa della Casa circondariale, fa sapere infatti che saranno prossimamente inserite nel progetto altre due persone (una dopo ferragosto e una a settembre).

Oltre al volontariato, però, svolgono anche un’attività lavorativa con la cooperativa Sviluppo e lavoro, presente in carcere da oltre 10 anni. “Abbiamo dato il nostro contributo - spiega il presidente Gianfranco Borgato - a un percorso che la sensibilità del Comune e dell’istituto ha permesso di realizzare, nonostante le difficoltà: vuol dire che si può fare. Questi detenuti lavorano anche presso la nostra unità produttiva in Alpago, dove fanno soprattutto assemblaggio. Inoltre, abbiamo una fabbrica nella Casa circondariale con commesse da diverse aziende locali: impieghiamo stabilmente circa una trentina di detenuti e i risultati sono positivi, anche in termini di riduzione della recidiva”.

La prossima idea in ballo, per la quale ci sono già state delle interlocuzioni tra gli enti, è un corso di scacchi tenuto in carcere da un volontario bellunese. “Sarebbe un ulteriore passo importante - conclude Dal Pont - perché si tratta di un gioco che presuppone azioni meditate e tanta riflessione: questa potrebbe essere la fase successiva del nostro progetto insieme”.