di Gigi Sosso
Corriere delle Alpi, 1 ottobre 2025
Un 35enne detenuto nella sezione “Protetti” del carcere di Baldenich si è tolto la vita e il corpo è stato rinvenuto all’alba di ieri mattina dagli agenti della Polizia penitenziaria, allertata dai compagni. Un reparto destinato a reclusi, che non possono essere alloggiati nelle sezioni comuni a causa di condizioni personali, processuali o detentive, che li rendono esposti ad aggressioni o discriminazioni da parte della restante popolazione carceraria. È di nazionalità italiana e, secondo le prime informazioni, stava scontando una condanna definitiva per un reato a sfondo sessuale.
Nella notte, l’uomo era andato al gabinetto, mentre gli altri dormivano e ha deciso di farla finita. La sua prolungata assenza non poteva non insospettire uno degli altri uomini, che l’ha chiamato a lungo, ma senza ottenere risposta. E allora bisognava per forza chiamare il personale della Penitenziaria, che ha sfondato la porta, ottenendo la conferma ai sospetti e chiamando il carro funebre.
Era da più di nove anni che non succedeva, nella casa circondariale cittadina. L’ultimo caso era stato quello del maggio 2016, quando si era tolto la vita un 50enne, anche lui di nazionalità italiana, che era stato incarcerato solo poche ore prima per maltrattamenti in famiglia. A Baldenich, c’è la possibilità di lavorare grazie alla cooperativa sociale Sviluppo & Lavoro e producendo astucci per occhiali per conto di aziende importanti del territorio, oltre che guadagnando un regolare stipendio in base a un contratto di lavoro i detenuti sono meno assaliti da cattivi pensieri e possono prepararsi al momento in cui torneranno in libertà. Avranno imparato un mestiere e potranno aver messo via qualche soldo.
Il carcere di Baldenich ha una capienza di 92 posti, dei quali sette non utilizzabili e, secondo i dati del ministero della Giustizia gli ospiti sono 106, compresi i transgender. Ai primi di agosto, era scattata una protesta con pentole sbattute sulle sbarre e parole irripetibili per sovraffollamento e caldo, che era proseguita un paio di giorni.
È il cinquantottesimo tragico episodio dall’inizio dell’anno. Tre giorni fa, si era tolto la vita un 21enne di origine nordafricana, nel carcere Torre del Gallo di Pavia. Di fronte agli avvocati delle Camere Penali italiane riuniti a Catania, il ministro Carlo Nordio ha detto che “non c’è una relazione tra il sovraffollamento in carcere e il fenomeno dei suicidi”.
Secondo il guardasigilli, infatti, il sovraffollamento carcerario “favorisce l’aggressività” ma non i suicidi, che secondo lui sarebbero più legati “alla solitudine e alla disperazione. Molto spesso, fatto singolare, molti suicidi avvengono nell’imminenza della liberazione. I suicidi in carcere sono un fardello di dolore e, purtroppo, anche negli altri Paesi non è che vada meglio, anzi peggio, ma questa non è una giustificazione o un’attenuante”.











