di Sandy Fiabane
Il Dolomiti, 12 agosto 2025
“Condizioni già denunciate, servono più investimenti per favorire il reinserimento nella società”. Non si è trattato di una rivolta, ma di una protesta collettiva per condizioni detentive che si riferiscono a tutto il territorio nazionale: così il segretario generale Cisl Fns Robert Da Re commenta la manifestazione di sabato contro il sovraffollamento da parte dei detenuti nella Casa Circondariale di Belluno. Una situazione già denunciata dal sindacato, che chiede soprattutto investimenti per la rieducazione dei detenuti.
“I fatti della Casa Circondariale di Belluno non sono riconducibili a una rivolta. C’è stata una protesta collettiva per le condizioni detentive, che comunque si riferiscono a tutto il territorio nazionale, non solo alla realtà bellunese”. Sono le parole di Robert Da Re, segretario generale Cisl Fns (Federazione nazionale sicurezza) Belluno Treviso, a margine della notizia apparsa sui media locali di una manifestazione dei detenuti nella serata di sabato contro il caldo e il sovraffollamento.
Secondo i dati del Ministero della giustizia, la Casa Circondariale di Belluno ospita 106 detenuti su 89 posti regolamentari (7 i posti non disponibili). Il personale di polizia penitenziaria conta 78 agenti effettivi, più 8 amministrativi e 2 educatori. “I tre istituti penitenziari del territorio - spiega Da Re a Il Dolomiti - cioè la Casa Circondariale di Belluno, quella di Treviso e l’Istituto per minori di Treviso, sono tutti sovraffollati. In particolare, la Casa Circondariale di Treviso, fino a un mese fa, era il penitenziario più affollato d’Italia”. Qui il Ministero certifica ad oggi 225 detenuti su 132 posti regolamentari.
Il tema, purtroppo, non è nuovo nel nostro Paese. Al 30 giugno 2025, erano 62.728 le persone detenute nelle carceri italiane, a fronte di una capienza regolamentare di 51.300 posti. Secondo l’associazione Antigone, però, i letti non disponibili sono oltre 4.500, perciò il tasso di affollamento reale si attesta al 134,3%.
Cosa fare dunque? “Non è il sindacato - risponde Da Re - che può trovare soluzioni a problematiche alle quali, in tempi non sospetti, proprio il sindacato ha spesso denunciato la situazione che si sarebbe creata in futuro. Purtroppo il futuro è arrivato, con carenze croniche di personale, sovraffollamento della popolazione detenuta e nella grande maggioranza dei casi strutture inadeguate e obsolete. Sicuramente servono ingenti investimenti per creare una rete che possa lavorare sulla rieducazione dei detenuti, perché il carcere serve per far rielaborare al reo l’azione criminale posta in essere, per costruire delle solide basi per un reintegro dello stesso nel tessuto sociale in modo che non sia più indirizzato a condotte delittuose, diventando contributo e non peso per la società. Diversamente, il carcere resta solo un contenitore”.
“Pertanto - conclude - sono sicuramente da rinforzare gli investimenti per l’assistenza sociale, creando come dicevo una rete solida e duratura, non come ora che il peso viene scaricato sui Comuni, i quali spesso non hanno neanche la disponibilità di un’assistente sociale”. Un compito, quello di prevenire la recidiva e favorire il reintegro nella società, ribadito anche da Alberto Quagliotto, direttore della Casa circondariale di Belluno, in occasione della presentazione del protocollo con il Comune per la manutenzione degli spazi pubblici: un’iniziativa pensata proprio come un’opportunità di riscatto e reinserimento per persone in semilibertà (qui l’articolo). Iniziative positive che, però, non bastano.











