di Matteo Lazzarin
Il Gazzettino, 11 settembre 2026
La direttrice precisa che si è trattato non di una rivolta ma di una protesta pacifica. Urla e strepiti nella notte. Lunedì il quartiere di Baldenich è stato scosso da forti rumori provenienti dal carcere. Attorno alle 23.40 si sono sentiti distintamente suoni di protesta provenire dalla casa circondariale. Tutto è rientrato attorno a mezzanotte, ma chi abita in zona si è chiesto cosa fosse successo, anche lanciando il quesito al popolo dei social. Del resto, la prigione bellunese è solitamente tranquilla e non è certo abitudine il fatto che produca rumori molesti in piena notte. Ma cos’è successo? “Nulla di grave” risponde la direttrice del carcere, Fabiana Sasso, senza sottrarsi alla domanda. Impossibile però sapere da lei nel dettaglio cos’è successo. La precisazione però viene subito dopo: “Nessuna rivolta. Semmai una piccola protesta pacifica. Un evento che può capitare all’interno di un istituto penitenziario”.
Protesta per il caldo nelle celle della struttura? La direttrice non va oltre (“il motivo della protesta non posso dichiararlo”) ed è più che comprensibile: quella carceraria è pur sempre una comunità fatta di persone e di fragilità, fatta di dinamiche che spesso possono sfuggire a chi sta fuori. La percezione dall’esterno si concentra di più sull’edificio, ed è quella di un complesso di strutture con un’età notevole alle spalle. Il “Baldenich” risale agli anni Trenta del secolo scorso e ha tutti i problemi che possono avere le case con cento anni di vita. “I problemi strutturali ci sono, come è normale per un carcere degli anni Trenta ammette la dottoressa Sasso -.
Ma c’è anche una squadra di manutentori che quotidianamente si prende cura della casa circondariale. A loro va il mio ringraziamento, perché risolvono ogni giorno i piccoli problemi che possono insorgere. Sono in corso interlocuzioni con i livelli superiori per lavori di manutenzione straordinaria, che possano garantire interventi più corposi alla struttura”. Ma ovviamente richiedono tempi diversi e investimenti che non dipendono dalla direttrice del Baldenich.
Quanto ai numeri, il carcere di Belluno sembra essere in buona compagnia. “Sovraffollamento? È una caratteristica di tanti istituti penitenziari del nostro Paese, visto che gli spazi talvolta non bastano - dice la direttrice Sasso -. L’obiettivo rimane comunque quello di svolgere appieno le attività per favorire la riabilitazione dei detenuti qui ospitati e agevolare il loro ritorno in società, attraverso un percorso che dissuada o comunque contrasti possibili reiterazioni dei reati commessi. In questo contesto si inserisce anche lo sviluppo delle attività sportive. E un laboratorio di mindfulness che abbiamo avviato a luglio per favorire il rilassamento attraverso tecniche di respirazione e di autoesame interiore”.









