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di Federica Nannetti

Corriere della Sera, 25 luglio 2026

Lo scontro sulla “compressione” da parte dei poliziotti. Gli esami sul corpo di Abderrahim Fakir, morto a Bologna durante un intervento della polizia. L’avvocato Anselmo: “Asfissia violenta da compressione”. Il legale dei poliziotti: “Nessun esubero di forza”. Qualche punto fermo e molti altri ancora da chiarire, destinati a portare avanti quello scontro tra le parti già iniziato negli ultimi giorni: dalle oltre sei ore di autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa al Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia, sono emersi sangue vivo nei polmoni e uno schiacciamento.

Ma questi non sono che i primissimi risultati da valutare in un quadro più ampio di accertamenti - sette i quesiti formulati dalla Procura di Bologna al momento del conferimento dell’incarico ai consulenti - che hanno però portato ad avanzare come una delle ipotesi quella del decesso per asfissia. 

Cosa si sa sull’autopsia di Abderrahim Fakir: i primi esiti - Quel che al momento non è pacifico e non mette d’accordo l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, e quello dei poliziotti, Gabriele Bordoni, è la causa di tutto ciò: per il primo dei due, sentito il suo consulente di parte, si tratterebbe senza ombra di dubbio di “un quadro asfittico da compressione”, mentre per il secondo non ci sarebbe alcuna risultanza in tal senso: “Quel sanguinamento polmonare può avere genesi completamente diverse e l’assenza di fratture, soprattutto alle costole, e di una compressione della gabbia toracica portano a escludere un esubero di forza da parte dei poliziotti”. Al momento non sarebbero state rilevate fratture, ma sarebbe invece emerso, come detto, uno schiacciamento, da appurare se dovuto a un eventuale eccessivo utilizzo della forza quando l’uomo era ancora in vita o se sopravvenuto post mortem per le manovre rianimatorie. 

Lo “schiacciamento” e le ipotesi in campo: risultati in 90 giorni - Uno schiacciamento ci sarebbe anche in posizione laterale all’altezza del dorsale, che per il legale dei due agenti è da ricondurre al momento in cui Fakir ha cercato di liberarsi, girandosi su un fianco e “avvinghiando la gamba del poliziotto”. Posizione opposta quella dell’avvocato Anselmo, che ha parlato senza esitazioni di “asfissia posturale traumatica violenta da compressione con segni di infiltrazione emorragica sul dorso” e “polmoni pieni di sangue”. Sebbene per gli esiti completi bisognerà attendere i 90 giorni stabiliti dalla Procura, per il legale “già i primi esiti sono sufficienti e parlano chiaro: siamo di fronte a un nuovo caso Magherini”.

Gli specialisti in campo per l’esame - L’esame dovrà dare anche altre risposte, formulate appunto nei quesiti sottoposti ai consulenti, la medico legale Valentina Bugelli, la docente di anatomia patologica Cristina Basso, la specialista in anestesia, rianimazione e cardiologia Manuela Bonizzoli e il tossicologo Luca Morini, affiancati dai consulenti di parte Vittorio Fineschi, Matteo Tudini e Benedetto Vergari, rispettivamente nominati dagli avvocati Anselmo, Bordoni, e da quello dei volontari della Croce Rossa, Mario Simoni. 

I prelievi tossicologici e il sequestro di pc e telefoni - Sono poi stati chiesti prelievi tossicologici per cercare eventuale presenza di stupefacenti, sostanze farmacologiche o altri tipi di sostanze, sia sulla salma sia sugli indumenti (di sostanze stupefacenti non sarebbe stata trovata intanto traccia a casa di Abderrahim con la perquisizione, durante la quale sono stati sequestrati anche tutti i dispositivi, pc e telefoni). 

Il sanguinamento polmonare e il soffocamento - La loro eventuale assunzione, in particolare cocaina, potrebbe aver avuto un ruolo nel sanguinamento polmonare, ma anche questa ipotesi sarà da valutare e confermare insieme all’altra ipotesi di eccessiva compressione. Un altro quesito riguarda una valutazione della tempestività e dell’adeguatezza dei soccorsi sanitari, tenendo anche conto delle chiamate al 118 e delle richieste da parte dei due poliziotti di sanitari, seguite dall’arrivo, in un primo momento, di un’ambulanza della Croce Rossa con volontari. Il video dell’uomo morto ammanettato a Bologna: i poliziotti lo tengono fermo a faccia in giù, lui urla: “Aiuto”. Un’agonia durata cinque minuti

L’appuntamento al centro di salute mentale - Infine, tra gli altri punti da chiarire, l’esatto momento della morte e la presenza di pregresse patologie, compresi disturbi di natura psichica, come sembrerebbe da quanto emerso in questi giorni, a partire da quell’appuntamento al centro di salute mentale fissato ai primi di agosto dopo un primo accesso nelle settimane scorse, a sua volta conseguente all’arrivo in pronto soccorso del Maggiore del 20 giugno. Si sarebbe dovuto valutare un proseguimento del percorso, ma a quell’appuntamento Fakir non andrà mai.