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usertv.it, 27 ottobre 2022

Il primo atto del progetto “Come vorrei essere”: un percorso di preparazione alla vita libera, inserito nella programmazione educativa ministeriale dell’Ipm di Airola, realizzato dall’associazione Mediterraneo Comune e da Echoes (soggetto capofila) a favore delle persone detenute, ha generato la prima Summer School, un corso di grafica e un seminario di formazione che, grazie alla docente di Unisib Maria D’Ambrosio, svelerà la potenza di questo modello d’intervento di empowerment in carcere.

Giovedì 27 ottobre tutta la comunità dell’Ipm di Airola ripercorrerà alcune tappe del progetto nel teatro dell’istituto minorile, che vedrà protagonisti i ragazzi guidati dagli educatori e dalla direttrice Marianna Adanti, con la partecipazione del magistrato di sorveglianza Margherita Di Giglio e del dirigente del Centro di Giustizia minorile di Napoli Giuseppe Centomani.

L’incontro sarà introdotto dalla sociologa Maria Venditti che ha seguito i ragazzi nei laboratori comunitari della Summer School, accompagnandoli in una fase importante della reclusione, quella estiva.

Come spesso abbiamo raccontato, in questi luoghi difficili da vivere e attraversare, emerge un bisogno di sentirsi inclusi nella società e di esprimere emozioni e desideri ai quali non si può rinunciare, nonostante la condizione di distanza e di separazione. Allora come possiamo declinare le parole: desiderio, futuro, identità, lavoro, dignità, inclusione, cambiamento?

Ci abbiamo provato attraverso interviste, giochi, arti performative e lo faremo ancora esplorandole insieme e cercandone il significato di ognuna nella storia di ciascuno.

Il seminario formativo, condotto dalla nostra guida scientifica e spirituale Maria D’Ambrosio, incarnerà le parole e avvierà tutti i partecipanti a un esercizio non scontato dei significati di: carcere e di educazione. “Riposizionare il carcere dentro il tessuto sociale e istituzionale dei territori che abitiamo è una urgenza civica e culturale che registro da studiosa e che costituisce la spinta per fare della ricerca uno strumento che possa contribuire a ristrutturare in senso pedagogico la mappa dei luoghi della Cura e a ripensare in chiave educativa tutte le professioni coinvolte. Una “questione vitale” per dirla con Rosi Braidotti: nel caso degli Istituti di pena minorile, e di quello di Airola in particolare perché ci dà occasione di un primo incontro seminariale, il richiamo alla trasversalità pedagogica e alla sua funzione educativa sembra essere ancora più esplicito e legittimo perché ci si senta coinvolti in un comune lavoro per farne uno ‘spazio formante’ Maria D’Ambrosio.