di Alberto Tranfa
ntr24.tv, 14 maggio 2026
Tante criticità, ma anche qualche peculiarità. È quello che emerge dalla relazione annuale sul sistema carcerario sannita illustrata dal garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nell’aula consiliare di Palazzo Mosti. Al centro della relazione i dati riguardanti la Casa Circondariale Michele Gaglione, l’Istituto Penale per i Minorenni di Airola, il lavoro svolto dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Benevento, la REMS di San Nicola Baronia e il ruolo degli Spdc, i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Il sovraffollamento è uno dei problemi più urgenti da affrontare sia a livello locale che nazionale. Al 31 dicembre 2025 il carcere beneventano ospitava 397 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 259.
“La prima cosa che viene negata è la dignità”, ha denunciato Ciambriello. A questo si aggiunge la cronica carenza di organico che rende la gestione ancora più complessa.
Nella relazione vengono snocciolati anche una serie di dati che riguardano i cosiddetti eventi critici: a Benevento si sono registrati 34 casi di autolesionismo, 13 tentativi di suicidio e uno consumato. Sono state 36 le aggressioni verso il personale o altri detenuti, 249 infrazioni disciplinari e 14 evasioni sventate. Anche nel carcere minorile di Airola la tensione è alta, con 2 casi di autolesionismo e aggressioni al personale, oltre al continuo tentativo di introdurre droga e telefoni durante i colloqui. Il garante ha posto l’accento sull’assenza nel Sannio di un’articolazione per la Tutela della Salute Mentale (ATSM). “Non è che chiudendo gli ospedali psichiatrici giudiziari la malattia sia scomparsa”, ha tuonato il Garante.
Ciambriello, poi, ha denunciato come l’ASL di Benevento sia l’unica in Campania a non aver previsto un reparto detentivo presso l’ospedale cittadino. “Una carenza - ha detto - che calpesta il diritto fondamentale alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e che genera un corto circuito logistico: ogni ricovero o visita esterna richiede infatti l’impiego di tre agenti di scorta per turni di sei ore, sottraendo personale già esiguo alla vigilanza interna”.
In questo scenario critico, Benevento si contraddistingue comunque per alcune peculiarità positive: è uno dei pochi istituti, insieme a Secondigliano, ad aver attivato la “casa dell’affettività”, permettendo ai detenuti incontri intimi non controllati per preservare i legami familiari. Anche sul fronte del reinserimento si segnalano esempi virtuosi: i laboratori teatrali, il lavoro svolto da una cooperativa femminile che opera attivamente nella struttura e l’assunzione di detenuti da ditte impegnate nei cantieri dell’Alta Velocità. Segnali che dimostrano come, quando la città entra in carcere e il carcere esce verso la società, il cambiamento è possibile. Ma senza un intervento strutturale della politica, queste restano gocce in un oceano di emergenza. Da qui l’appello finale al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: maggiori investimenti nel personale educativo, sanitario e psicologico, oltre all’incremento delle misure alternative alla detenzione per chi deve scontare un anno di carcere e non è autore di reati violenti. “L’indifferenza - ha concluso Ciambriello - nel carcere è un proiettile silenzioso che uccide lentamente”.











