di Enzo Napolitano
Il Mattino, 26 aprile 2015
L'Ipm del centro caudino, come le altre strutture penitenziarie minorili, è stato colpito negli ultimi tempi dalla scure dei tagli al personale a ai fondi per i progetti. Un problema più volte sollevato, che incide inevitabilmente sulla qualità del servizio sociale.
Il magistrato di sorveglianza, Ornella Riccio, conosce bene l'istituto e i suoi problemi: "Purtroppo - dice -manca un reale circuito di collegamento tra le attività svolte all'interno della struttura e l'esterno nel senso che è difficile replicarle e segnare positivamente i ragazzi, una volta che sì è fuori. Il territorio sannita, come gli altri, purtroppo è impreparato, dal momento che i servizi sociali sono organicamente, come personale, insufficienti a sostenere anche il "dopo".
Essi sono già super impegnati nel periodo della prevenzione e durante la pena. Il loro organico è sotto dimensionato rispetto a realtà sovraffollate come quelle campane. Il grosso lavoro che va fatto è quello di raccordarsi col territorio in anticipo rispetto alla fuoriuscita dei minori, ma le politiche del welfare oggi sono inesistenti. In tutto ciò soccorre fortunatamente il lavoro del volontariato e degli educatori interni, costretti spesso a fare la questua per qualsiasi minima iniziativa. A volte ci riescono, altre volte no, con il risultato che il lavoro viene depauperato. È importante che le nuove politiche in Campania si muovano nel senso della prevenzione, prima e dopo".
Servono, dunque, stanziamenti seri, finalizzati alle politiche sociali. Ma l'istituto minorile di Airola, uno dei due presenti in Campania, che ospita una trentina di detenuti, dei quali diciotto svolgono attività all'esterno, sopperisce in qualche modo alle croniche carenze dell'apparato italiano di detenzione: "L'istituto penai e di Airola - ribadisce il magistrato Riccio - rispetto a quello di Nisida, svolge un buon numero di attività ma in più è avvantaggiato, in quanto insiste su un territorio dove il lavoro esterno che svolgono i ragazzi può essere meglio controllato, perché la struttura è bene integrata nel territorio, essendo nel cuore della città, che quasi prosegue il lavoro degli educatori. Il detenuto che va a lavorale in pizzeria, in panetteria o al bar quasi sempre è bene accolto.
Questo è un punto di grande forza. Solo qualche giorno fa durante un colloquio, un ragazzo mi riferiva di progettare la sua fuoriuscita con l'intenzione di stabilirsi ad Airola. Da questo importante punto di vista, Airola è un'isola felice". Non è la prima volta che succede: botteghe e ristoratori del posto, quando notano che un detenuto rende, si è comportato bene e ha dimostrato buona volontà, impegno e correttezza, chiedono spesso di poterlo inquadrale per offrirgli una opportunità lavorativa seria e definitiva.
Ci sono poi le attività di socializzazione, rispetto alle quali c'è grande attenzione per le loro buone finalità di recupero: "Tutto sommato devo dire che per quanto riguarda l'esecuzione della pena dei ragazzi - conclude Riccio - abbiamo nella nostra regione due istituti che possono essere definiti un po' il fiore all'occhiello delle strutture detentive in Italia, proprio perché vengono seguiti. Le attività che svolgono qui ad Airola quotidianamente gli educatori incontrano tutto il mio compiacimento: in particolare quelle che riguardano l'arte, il movimento fisico e corporeo. Sono ottimi strumenti terapeutici, aiutano a relazionarsi con gli altri, liberatori e molto utili, soprattutto quando avvicinano con successo alla musica e alla danza".










