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di Riccardo Polidoro

Il Riformista, 30 marzo 2022

La guerra in Europa e la pandemia hanno cambiato il nostro modo di vivere. L’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia vede i cittadini impotenti spettatori di tragici avvenimenti che si credevano irripetibili. Il Covid ha paralizzato, per lungo tempo, ogni attività e solo recentemente si è tornati ad una quasi normalità che c’induce a ben sperare per il futuro.

Si sono riprese le attività lavorative, ricreative, culturali e sportive per lungo tempo bloccate dall’emergenza sanitaria. Ci si avvia - pur con il pensiero rivolto alla vicina guerra e alle sue conseguenze - alla normalità. Occorre recuperare il tempo perso e ciò vale anche per la detenzione in carcere, dove quel minimo d’iniziative finalizzate al reinserimento sociale deve riprendere al più presto. In tale ottica, va vista con grande attenzione e favore quella della Camera penale di Benevento: “Cortincarcere”. Un cineforum, nella locale casa circondariale, iniziato il 18 marzo scorso, che si concluderà il 3 giugno prossimo.

Una serie di dodici incontri, ogni venerdì dalle 13.30 alle 15, a cui parteciperanno i detenuti sia del reparto femminile che di quello maschile. Non vi saranno esclusioni dovute alla tipologia di reato ovvero di personalità. Comuni e protetti, sex offender, media e alta sicurezza, tutti avranno la possibilità di partecipare alle lezioni. La meritoria iniziativa vede protagonista l’associazione Libero Teatro, nata nel 2005 a Telese Terme, con lo scopo di offrire ai giovani e agli adulti l’opportunità di formarsi ed arricchirsi attraverso il cinema e il teatro. Per raggiungere le sue finalità, l’associazione vanta la presenza di esperti dalle competenze e dal know how differenziato nelle varie discipline artistico-culturali, capaci di assicurare professionalità e affidabilità. Ed ora, grazie all’intervento della Camera penale di Benevento, Libero Teatro porta il cinema in carcere, come percorso di formazione e di riabilitazione socio-educativa.

Un progetto interessante ed ambizioso, realizzato con l’apporto e la collaborazione di tutto il personale della casa circondariale, con il supporto tecnico-logistico della direzione del carcere ed il coordinamento di tutta l’organizzazione demandata all’avvocato Nico Salomone, segretario della Camera penale con delega al carcere. Una grande apertura sul mondo del cinema, in un progetto comune di elevata contaminazione reciproca e di notevole qualità artistica che avrà ricadute positive anche sul territorio. Si riaprono così le porte del carcere al mondo esterno e ci auguriamo che il Ministro della Giustizia sappia incentivare finanziamenti stabili e proporzionati alle attività da svolgere, per i progetti trattamentali che dovranno coinvolgere un numero sempre maggiore di detenuti ed istituti. Questa è la strada da seguire per un carcere che rispetti i principi costituzionali e ospiti persone solo in caso di effettiva necessità. Per le altre si dia ampio spazio alle pene alternative, il cui catalogo va ampliato per mirare concretamente al recupero sociale degli individui. L’autore di reati va responsabilizzato e seguito. Vanno, pertanto, rafforzati, con risorse umane ed economiche, gli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE), oggi in grande affanno su tutto il territorio nazionale.

La recente nomina del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ci lascia ben sperare sulla nuova organizzazione degli istituti di pena, mentre le parole del Ministro della Giustizia sull’importanza delle misure (pene) alternative - che hanno uno specifico Dipartimento con competenza anche sui minorenni - se effettivamente pronunciate per l’effettivo cambiamento, ci porteranno ad un’esecuzione penale diversa, finalizzata a quella sicurezza sociale tanto auspicata. Avverso tutto ciò l’irriducibile schieramento dei “buttate la chiave”, privo di effettive cognizioni di diritto e spinto solo da sete di vendetta. Parola quest’ultima priva di significato giuridico, che tanti danni ha fatto e continua a fare, in un Paese che, invece, dovrebbe finalmente guardare unitariamente ad una politica del tutto diversa, sulle irrinunciabili basi indicate, nel 1948, dai Padri Costituenti.