di Giuseppe Di Martino
Il Mattino, 8 settembre 2026
La denuncia del garante Ciambriello. Un detenuto di 37 anni, Salvatore, padre di una bambina, è stato trovato senza vita nella sua cella all’interno della Casa circondariale di Benevento. Secondo quanto riferito dal Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, il giovane si sarebbe tolto la vita la scorsa notte. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Il caso riaccende l’attenzione sulle condizioni dell’istituto penitenziario sannita e, più in generale, sulla situazione all’interno delle carceri campane. Infatti, con il decesso di Benevento, salgono a cinque i suicidi registrati dall’inizio dell’anno negli istituti della regione.
Un dato che si inserisce nel bilancio nazionale monitorato dal dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti, che conta 45 suicidi tra i detenuti dall’inizio del 2026 e oltre 94 decessi complessivi, considerando anche le morti per malattia, cause naturali o casi ancora da accertare.
“Quando un ragazzo di 37 anni decide di farla finita mentre si trova sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, abbiamo fallito tutti”, sostiene Ciambriello, che torna a richiamare l’attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari campani. Tra le criticità indicate dal Garante ci sono il sovraffollamento, la carenza di personale sociosanitario, educatori e presidi psicologici e psichiatrici continuativi. Una situazione che, per Benevento, trova conferma anche negli ultimi dati sul sovraffollamento diffusi dal Garante. Al 3 settembre nella casa circondariale sannita risultavano presenti 364 detenuti, a fronte di una capienza reale di 232 posti. Il tasso di sovraffollamento, ovvero la percentuale di persone in più rispetto al limite massimo consentito è del 56,9%. Il dato locale si inserisce in un quadro regionale particolarmente difficile.
In Campania sono 8.064 le persone detenute, tra cui 430 donne e 952 stranieri. I condannati con sentenza definitiva sono 6.044, mentre 1.287 detenuti sono in attesa del primo giudizio. La situazione più critica resta quella di Napoli Poggioreale, dove sono presenti 2.302 detenuti e il tasso di sovraffollamento reale supera il 170%. A Santa Maria Capua Vetere si contano invece 1.044 persone ristrette su 665 posti realmente disponibili, mentre a Salerno sono 582 i detenuti a fronte di 369 posti. Ma il problema non riguarda soltanto la disponibilità degli spazi. A pesare, secondo il Garante, è anche la carenza cronica di organico della polizia penitenziaria e del personale sanitario, in un sistema nel quale l’assistenza e la presa in carico delle situazioni di detenuti che presentano fragilità rappresentano uno degli aspetti più delicati. È proprio su questi numeri che Ciambriello chiede un intervento urgente del ministero della Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria.
Tra le misure indicate ci sono il ricorso alle alternative alla detenzione per le pene brevi, il potenziamento della sanità penitenziaria e un rafforzamento delle figure professionali dedicate all’intercettare il disagio mentale. “Il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a chi ha sbagliato”, afferma Ciambriello, richiamando l’articolo 27 della Costituzione e la funzione rieducativa della pena. La richiesta, dunque, è di intervenire non soltanto sull’emergenza del sovraffollamento, ma anche sulle condizioni complessive degli istituti penitenziari. “Non occorrono nuove carceri, ma “carceri nuove” e misure deflattive sul flusso d’ingresso”, conclude Ciambriello, che indica tra le possibili soluzioni anche “l’ampliamento della liberazione anticipata e l’incremento delle misure alternative alla detenzione”.









