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di Federico Rota

Corriere della Sera, 30 dicembre 2024

Visita alla Casa circondariale di politici e avvocati: “Celle d’isolamento indegne di ospitare esseri umani”. C’è un quadro oggettivo delineato dai numeri. Quelli di un carcere che a fronte di una capienza teorica di 319 detenuti ne conta invece 586 e che sconta un sottodimensionamento del personale del 30%. “C’è uno sbilanciamento nello sbilanciamento, che rende ancor più difficile la situazione”, puntualizza Pia Locatelli, già europarlamentare, a margine della visita alla casa circondariale di via Gleno da parte di una delegazione dell’associazione Nessuno tocchi Caino, della Camera penale “Roberto Bruni” e dell’Ordine degli avvocati.

Pia Locatelli richiama l’attenzione su un ulteriore aspetto: “Tra il 40 e il 45% ha problemi di disagio mentale o dipendenze”. Ma al netto dell’impatto emotivo derivante dai dati numerici, resta una situazione “a cui non ci si può mai abituare, a dir poco preoccupante. Se a luglio 2023 c’era un sovraffollamento pari al 170%, ora siamo al 186%”, rileva Federico Merelli, avvocato e referente della commissione carcere della Camera penale. Un disagio nelle “condizioni di vita” descritto da Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, citando ciò che ha potuto vedere in due celle d’isolamento: “È un luogo che non può essere degno di ospitare esseri umani”. Di fronte alla prima cella c’è “un lago d’acqua” che finisce in corridoio, dentro “un immondezzaio, vedi panni e stracci per terra, lenzuola sporche”. La seconda cella, invece, “è spoglia, nuda, consiste in un letto, un tavolino, uno stipetto e poi nulla”.

D’Elia, nel concludere la sua riflessione, riferendosi più in generale alle condizioni delle carceri italiane, è lapidario: “In carcere troviamo ciò che nella società riteniamo di non dover affrontare perché è costoso. È diventato un ricettacolo di tutte le questioni sociali”. Che si tratti di disagio mentale, di dipendenze e pure di una cattiva gestione dell’immigrazione: circa la metà dei detenuti è composto da cittadini stranieri. “Più un Paese ha politiche chiare, con tempi certi, minori sono i detenuti stranieri”, osserva il consulente legale Ermir Lushnjari.

Merelli s’interroga (retoricamente) sulle cause del sovraffollamento: se sia dettato “solo dagli arresti, o se ci sia un problema anche nell’accesso a misure alternative alla detenzione”. E cita dati dell’estate dell’anno scorso: “Più della metà della popolazione carceraria di Bergamo in prossimità, o già nei termini per l’accesso alle misure alternative, restava detenuta”.

Mantenere attivo un contatto con la società ridurrebbe i casi di recidiva: “Servono politiche a lungo raggio, ad esempio il ricorso al cautelare come estrema ratio. E in fase esecutiva la regola dovrebbero essere le misure alternative”, spiega l’avvocato Marialaura Andreucci, dell’ufficio di presidenza della camera penale della Lombardia orientale. Merelli, da ultimo, si concede una considerazione più politica, legata ad alcune norme previste dal ddl sicurezza, come l’introduzione del reato di resistenza passiva: “Mi sembra - dice - che si debba andare nella direzione opposta”.