Corriere della Sera, 27 luglio 2025
“Persone ai margini, sovraffollamento carcerario come problema sociale urgente”. Rivolto a chi può scontare la pena, il progetto “E uscimmo a riveder le stelle” prevede un percorso di formazione e reinserimento. Fondazione Comunità Bergamasca e Opera Bonomelli. L’obiettivo, nel giro di un anno, è dare una seconda possibilità di vita e lavoro a 200 tra uomini e donne che scontano la condanna con misure alternative al carcere. Non a caso, il progetto si chiama “E uscimmo a riveder le stelle” ed è rivolto a persone segnalate dal carcere e dall’Ufficio di Esecuzione penale esterna (Uepe). È promosso dalla Fondazione della Comunità Bergamasca con la Fondazione Opera Bonomelli come ente capofila e coinvolge altri soggetti, tra associazioni e comuni. Prevede uno stanziamento di 235 mila euro.
La prima fase, all’interno del carcere, serve per costruire i prerequisiti: attività di mediazione culturale, formazione alla sicurezza sul lavoro, attività di produzione orticola negli spazi della casa circondariale, mantenimento delle relazioni familiari della persona detenuta, attività sportive (calcio e pallavolo), proposta di un percorso formativo per Sarto Artigianale all’interno del laboratorio tessile “Ricucendo”. La seconda prevede l’avvio di percorsi di orientamento al lavoro, consolidamento di competenze professionali e inserimento lavorativo; accoglienza residenziale e abitativa; laboratori culturali, spazi di aggregazione, consulenza psichiatrica, supporto economico alle reti familiari. Presa in carico, ingaggio e accompagnamento della persona sono di competenza dell’Agente di rete, operatore che funge da ponte tra il carcere e i progetti di inclusione territoriale. Obiettivo della terza fase, è costruire rapporti con le realtà territoriali provinciali.
Osvaldo Ranica, presidente Fondazione della Comunità Bergamasca: “Per accompagnare coloro che vivono in condizione di fragilità e marginalità è necessario costruire un sistema integrato di azioni di contrasto ai processi di esclusione. Anche le persone fragili devono essere supportate nel raggiungimento di un benessere, fatto di partecipazione attiva alla vita della comunità e accoglienza nelle relazioni”. Giacomo Invernizzi, direttore della Fondazione Opera Bonomelli: “Questo progetto rappresenta un’importante opportunità per le persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, in un momento in cui il sovraffollamento carcerario è un problema sociale urgente”.











