di Roberto Amaglio
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio parla dell’effetto del decreto Caivano. Il nodo della casa per scontare le pene alternative. Due assessori, un criminologo, un avvocato penalista, un urbanista, tre docenti universitari, un comandante della polizia locale, un viceprefetto e alcuni operatori sociali, riuniti intorno a un tavolo. Nell’ordine, si tratta degli ospiti invitati in qualità di relatori al convegno “Gli occhi sulla strada”, evento dedicato alla sicurezza urbana promosso da InNova Bergamo e tenutosi nella Sala dell’Orologio del Palazzo della Libertà. Una pluralità di voci che certifica la complessità di un tema che, oltre a riguardare i Decreti Sicurezza, le fattispecie di reato e le pene detentive e sanzionatorie, “taglia orizzontalmente la vita sociale e politica della città”, ha confermato l’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni. A partire dalla gestione del carcere, una struttura che il 6 ottobre 2025 contava 605 detenuti, su una capienza massima di 319.
“Il trend non sta migliorando - ha messo in guardia Fausto Gritti, presidente dell’Associazione Carcere e Territorio. A seguito del Decreto Caivano, dal Beccaria sono stati trasferiti 60 giovani adulti, con problematiche per le quali non siamo attrezzati”. Un’ulteriore criticità, da aggiungere alla difficoltà di accesso alle pene alternative. “Si richiedono una casa e un lavoro, requisiti che pochi detenuti possono soddisfare”, ha analizzato Gritti. L’associazione che presiede mette a disposizione 12 appartamenti e, in collaborazione con altri enti del territorio, tra cui la Provincia, ha attivato 100 tirocini formativi per le persone a fine pena. “Percorsi che riducono al minimo la recidiva; chi ne rimane escluso, una volta scontata la pena, torna nella spirale dell’illegalità”.
E a quel punto la patata bollente passa agli agenti delle forze dell’ordine, a cominciare dalla polizia locale, rappresentata dalla comandante Monica Porta. “La gestione dei senza fissa dimora e del presidio di alcuni quartieri della città sono stati i focus più urgenti dei miei primi 15 mesi a Bergamo - ha confermato la dirigente -. Ma nella nostra agenda c’è anche il controllo dei riders che non rispettano il codice della strada, la gestione delle circa 20 mila segnalazioni dei cittadini, senza dimenticare il presidio del territorio, affrontato con la creazione di un gruppo di agenti a piedi”. Sul territorio sono presenti anche gli educatori del progetto “Giovani onde”, con la coordinatrice Arianna Boroni che ha portato alla platea la richiesta dei teenager: “Spazi, modulabili e vivibili, in cui possano esprimersi, conoscersi, fare attività insieme”.
Di spazi ha parlato anche l’architetto Umberto Nicolini, che ha approfondito come il design di una città incida sulla sicurezza. “Una pianificazione urbanistica che impedisca la desertificazione commerciale e che garantisca finestre e punti di osservazione sulle strade è un fattore che trasmette sicurezza, oltre all’illuminazione pubblica e alla videosorveglianza”. Anche il Comune di Bergamo investirà sulla videosorveglianza, come confermato dall’assessore Angeloni: “Nel 2026 aggiorneremo il software di gestione degli oltre 600 dispositivi sparsi nel comune e nell’hinterland”.
“Ma potenziare la tecnologia senza una regia è inutile”, ha ammonito Alberto Pagani, docente all’Università di Bologna ed ex parlamentare, auspicando una riorganizzazione di funzioni e responsabilità tra i vari uffici. Oltre alle forze dell’ordine, è apparso chiaro come la differenza la faccia la società civile, chiamata, come sintetizzato dal titolo dell’evento, a tenere gli occhi sulla strada: le reti di quartiere, le associazioni e i singoli cittadini sono fondamentali per garantire la sicurezza urbana. “Mentre gli amministratori devono concentrarsi sulle politiche sociali - aggiunge l’assessora Marcella Messina - favorendo il più possibile la partecipazione attiva delle persone nella comunità”.









