di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 5 dicembre 2022
Nella Giornata internazionale del volontariato Bergamo diventa il luogo di approfondimenti e analisi. Il capoluogo orobico è stato designato quest’anno “Capitale italiana del volontariato”. Senza solidarietà, senza ascolto e senza spazi di partecipazione la quotidianità diventa un percorso a ostacoli. Per questo motivo CsvNet, l’associazione dei Centri di servizio per il volontariato, ha organizzato per oggi nella città lombarda un evento che vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo del terzo settore e delle istituzioni. Il convegno che si terrà oggi nel Centro Daste, a partire dalle 17, sarà, come sottolineano gli organizzatori, il “punto di approdo” delle attività svolte in oltre dieci mesi prima di celebrare il 5 dicembre.
L’iniziativa in programma oggi, in occasione della trentasettesima Giornata internazionale del volontariato, istituita dalle Nazioni Unite, si intitola “Diamo voce alla solidarietà”. Sono coinvolti il Forum del Terzo Settore, CsvNet e Caritas italiana, in collaborazione con Csv Bergamo e Bergamo Capitale Italiana del Volontariato 2022. L’intento è quello di valorizzare la passione e l’impegno di centinaia di migliaia di volontari, partendo dal loro ascolto, dalle loro istanze e dalla lettura dell’impatto che i grandi cambiamenti sociali in corso hanno sul volontariato. La ricorrenza odierna è stata anticipata da un doppio appuntamento, oltre che a Bergamo, anche a Cosenza. Centinaia di volontari con le loro famiglie hanno animato le piazze con dibattiti e laboratori. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere i cittadini sulla valenza sociale del volontariato, conoscere il loro punto di vista sull’importanza del donarsi all’altro e su come potenziare una rete ancora più preziosa in questo periodo, dopo oltre due anni e mezzo di tribolazioni e stravolgimenti provocati dall’emergenza sanitaria. “Cara Europa, siamo volontarie e volontari di tutta Italia, siamo giovani e ci impegniamo ogni giorno per aiutare gli altri, risolvere i problemi quotidiani, tutelare l’ambiente, costruire spazi di inclusione, giustizia ed equità. Ricordati che abbiamo in mano il futuro, non aver paura di investire su di noi. Non te ne pentirai”. Queste parole sono contenute in una delle cinquecento lettere indirizzate all’Unione Europea e scritte dai volontari giunti già nelle scorse settimane a Bergamo, in occasione delle prime iniziative che hanno anticipato la Giornata internazionale del volontariato.
Ambiente, vita sulla terra, giustizia, legalità, parità di genere, pace, geopolitica, salute, tutela del territorio, cultura, cittadinanza, partecipazione ed esperienza del dono, sono stati i temi che hanno animato i primi laboratori. A Bergamo nelle scorse settimane è giunto anche lo scrittore Roberto Saviano, che, prendendo spunto dal suo ultimo libro - “Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo” - ha portato all’attenzione dei giovani gli insegnamenti del magistrato palermitano: vivere senza paura e lottare per la giustizia e la dignità di ogni essere umano. Saviano ha ricordato quanto sia prezioso spendersi per gli altri, in maniera limpida e disinteressata: “Il nostro Paese esiste e si mantiene anche grazie alle scelte e alle azioni che i giovani fanno. E ogni volta che un volontario compie un servizio, permette alla democrazia di esistere”.
“Le lettere all’Europa - afferma la presidente di CsvNet, Chiara Tommasini - porteranno all’attenzione delle istituzioni, delle più alte cariche dello Stato e dell’Unione europea l’impegno dei volontari. Ma soprattutto le faremo vivere all’interno di ogni territorio”.
In Italia operano oltre 5 milioni di volontari. Hanno scelto di essere impegnati in ogni ambito della vita sociale. Un’attenzione che non si è fermata neppure nei mesi della pandemia. Anzi. Proprio tra il 2020 e il 2021 la rete del volontariato ha dimostrato tutta la sua forza e generosità. Nel 2021 il CEV (Center for European Volunteering) ha aggiornato la pubblicazione ‘Volunteering Infrastructure in Europe”, redatta per la prima volta nel 2012, a seguito dell’anno europeo del volontariato.
L’intento è quello di far conoscere la strutturazione dell’impegno civico in diversi paesi dell’Unione Europea e come i contesti culturali, storici e giuridici possano influire sulla motivazione e le attività di volontari ed organizzazioni.
I dati sulle organizzazioni non profit e sul numero di volontari attivi vengono raccolti anche dall’Istat. Quelli più recenti riguardanti il volontariato risalgono a qualche anno fa, al 2015, e sono stati diffusi con il censimento permanente 2017. Siamo in attesa di conoscere gli esiti della nuova ricerca, considerato che l’ultimo censimento sulla materia è di quest’anno ed è stato chiuso il 24 novembre scorso. Le stime del CEV evidenziano che i volontari in Italia sono 5 milioni e 528mila, con una crescita costante di quasi il 67% sopra i 14 anni. Nel 2001 i volontari erano poco più di 3 milioni, con un ulteriore aumento di 770mila unità (16,2%) rispetto al 2011 (quando i volontari erano 4 milioni e 758 mila).
L’incidenza è di 911 volontari ogni diecimila abitanti, contro gli 801 del 2011. Inoltre, nel 2015 le organizzazioni non profit con volontari erano 267 mila, con un incremento del 9,9% rispetto al 2011 e del 21,5% rispetto al 2001, quando risultavano 220mila organizzazioni. I volontari si concentrano principalmente nel settore “Cultura, sport e ricreazione”, con 3 milioni e 128 mila soggetti coinvolti, pari al 56,6% del totale (nel 2001 erano oltre 2,8 milioni, pari al 59,2%).
Nonostante gli oltre 5 milioni di volontari, l’Italia si piazza quasi in fondo alla classifica dell’indagine Eurostat. Per la precisione diciassettesima su 28 paesi, con un tasso di “volontariato formale” del 12%. La collocazione italiana arriva al 22° posto se si prende come riferimento il “volontariato in autonomia”. In questo caso il coinvolgimento dei cittadini è dell’11,4%. “È interessante notare - si legge nel rapporto CEV - che in Italia non esiste un divario significativo tra i due modelli, a differenza di altri paesi. Ad esempio, nei Paesi Bassi, la cifra sta raddoppiando dal 40,3% all’82,5%, così come in Svezia dal 35,5% al 70,4%, in Finlandia dal 34,1% al 74,2%, o in Polonia dal 13,8% al 54,6%. Tuttavia, il tasso di “volontariato formale” rimane generalmente inferiore a quello informale (media europea del 22,2%), ad eccezione della Germania e della Gran Bretagna, che raggiungono rispettivamente valori del 28,6% e 11,4%, e 23,3% e 19,2%”. La fotografia che viene scattata a livello europeo è di sicuro uno stimolo ad incoraggiare la rete del volontariato e a fare sempre meglio.










