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di Maddalena Berbenni

Corriere della Sera, 7 aprile 2025

L’allarme della direttrice del carcere. Antonina D’Onofrio ha parlato all’inaugurazione della Cascina dell’Agro, il progetto della Fondazione Don Fausto Resmini. Saranno accolti ragazzi usciti dal carcere o in difficoltà: “Bisogna lavorare sulla prevenzione”. Il vento soffia su Redona. Questa mattina (6 aprile) ha accompagnato l’inaugurazione della nuova Cascina dell’Agro, dove si incrociarono i destini di due sacerdoti che hanno lasciato un segno indelebile a Bergamo, forse più fuori che dentro la Chiesa: don Roberto Pennati, che la fondò e a cui è intitolata, morto di Sla a 73 anni il 17 maggio 2019, e don Fausto Resmini, che il Covid strappò dalla “sua” comunità di Sorisole a 67 anni, il 23 marzo 2020. Entrambi preti di strada e del Patronato San Vincenzo, proprietario dell’immobile e del terreno, su cui già da tre anni sono attivi i laboratori e la parte agricola, all’imbocco della Val Seriana, in via Correnti, Bergamo. Ora ci sarà anche la casa, per l’accoglienza di un massimo di dieci ragazzi usciti dal carcere oppure dalla stessa comunità Don Lorenzo Milani di Sorisole. Il senso è dare loro l’opportunità di costruirsi un futuro. Un futuro vero.

È in questa cornice che la direttrice del carcere Antonina D’Onofrio ha posto l’accendo in maniera molto marcata sul tema dei giovanissimi, “spesso con problemi psichiatrici”, tema venuto alla ribalta con la vicenda dei due minorenni armati di coltello bloccati fuori dalle medie Camozzi, in città, e con il disperato racconto del padre di uno dei due. “Abbiamo più di 60 giovani adulti, tra i 18 e i 25 anni, attualmente in carcere - dichiara D’Onofrio -. Un anno fa, quando arrivai, erano 44. In futuro, ne avremo ancora di più. La domanda che dovremmo porci è: se un ragazzo arriva in carcere appena maggiorenne, ha fallito lui o abbiamo fallito noi come società? “. Da qui l’invito ad insistere sulla prevenzione: “Se si aiutano le famiglie, la scuola, le comunità, forse riusciremo ad avere meno ragazzi nelle comunità minorile in carcere”.

L’assessore alla Sicurezza Giacomo Angeloni, presente in rappresentanza del Comune, rimarca lo stesso concetto: “Sono molto contento - afferma - che sia l’assessore alla Sicurezza a essere qui, oggi, perché sono questi i servizi che fanno sicurezza, il nostro lavoro quotidiano è evitare che si arrivi alla forza”. E poi aggiunge un aneddoto personale, di quando fece l’obiettore di coscienza a Sorisole, a 21 anni: “Don Fausto era un po’ restio a rilasciare ferie o permessi - sorride Angeloni -. Così, quando andavo da lui perché mi sentivo stanco, il lavoro con i ragazzi era faticoso, mi rispondeva sempre: “Vai a fare due parole con don Roberto, vai all’Agro, che ti rigeneri. Questa immagine speso che resti, che l’Agro continui a “rigenerare”“.

Forse, oggi, don Fausto e don Roberto “vedrebbero” proprio i ragazzini. L’omelia di don Davide Rota, altra colonna del Patronato, è stata incentrata sulla capacità dei due sacerdoti di cogliere il nuovo. “Tanti anni fa, quando un’albanese alta così di nome Madre Teresa è andata a Calcutta a insegnare in un collegio, è uscita per le vie della città e ha visto quello che tutti vedevano, ma nessuno vedeva. Lo disse anche Pasolini quando la incontrò: “Tutto quello che lei guarda, lo vede”. Ed è la stessa storia di don Pennati e don Resmini”, dice don Rota. Il primo si impegnò nel recupero di tossicodipendenti, l’altro sui fronti della comunità di Sorisole, della grave marginalità in stazione, dei detenuti.

La Cascina dell’Agro è stato l’ultimo progetto messo in pista da don Resmini, che s’impuntò perché il Patronato acquisisse la proprietà. Dopo la sua morte è stato portato avanti dalla Fondazione Don Fausto Resmini, con quelli che di don Fausto erano gli inseparabili collaboratori, l’attuale presidente Luigi “Zucchi” Zucchinali, il coordinatore degli spazi a Lurano Oliveto Salvatore, don Dario Acquaroli, che nel 2000 ne raccolse il testimone, il presidente della coop Mosaico Luca Ronzoni e la coordinatrice delle comunità educative per minori Elena Romano. La casa è strutturata su tre piani, tutti rimessi a nuovo, con camere da letto colorate e spazi comuni circondati dal verde. I primi due ospiti sono già pronti per ripartire dall’Agro.