di Maddalena Berbenni
Corriere della Sera, 18 settembre 2024
Magistrati, avvocati e funzionari riuniti allo stesso tavolo. In cima alla lista delle criticità, la mancanza di risorse Commissioni per migliorare l’efficienza degli uffici. Ci sono problemi strutturali, come il nodo aggrovigliatissimo delle risorse sottodimensionate, tema con cui la giustizia fa i conti da decenni e che a Bergamo riguarda praticamente tutti i settori e l’intera gerarchia, dal cancelliere al magistrato. I governi si susseguono, le riforme si sprecano a suon di slogan, ma in piazza Dante e via Borfuro, nel concreto, non si registrano miglioramenti. Poi, ci sono problemi organizzativi più a portata di mano, procedure poco agili e inefficienze che possono apparire banali e che, però, nella migliore delle ipotesi, fanno perdere ore di lavoro agli avvocati. Nella peggiore, precludono diritti al cittadino. Per fare pressioni sui primi e trovare soluzioni ai secondi, ieri pomeriggio, in Sala Galmozzi, si è tenuto il primo tavolo di lavoro permanente che ha riunito tutte le componenti del mondo giustizia. Presenti, il presidente del tribunale Cesare de Sapia e il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota (in vece del procuratore Maurizio Romanelli, insediatosi lunedì) e poi il presidente dell’Ordine degli avvocati Giulio Marchesi, il dirigente amministrativo del tribunale Sergio Cammarano, i rappresentanti delle associazioni forensi (dalla Camera penale Roberto Bruni all’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia, dalla Camera civile a quella Tributaria, per citarne alcune), fino a semplici funzionari.
“Abbiamo bisogno di essere meglio strutturati”, è la sintesi del presidente de Sapia quando il presidente dell’Ordine degli avvocati introduce la criticità in cima alla lista, quella che riguarda la mancanza di risorse. I giudici di pace sono un terzo rispetto agli organici previsti sulla carta, “nonostante l’aumento di competenze”, sottolinea Marchesi. Manca il 25% di assistenti e cancellieri, cioè fra le 30 e le 35 figure su un totale teorico di 114 persone, a cui si sommano chi si prende periodi di aspettativa, i distacchi sindacali, i prossimi pensionamenti. “L’obiettivo comune - chiarisce Marchesi - è quello di fare pressione sul ministero”, anche attraverso la stesura di un documento unico.
Per l’ottimizzazione di alcune procedure saranno invece create commissioni ad hoc. “Sarebbe già tanto poter pagare all’Unep (l’Ufficio notifiche, esecuzioni e protesti cambiari, ndr) con un Iban invece che in contanti”, risponde l’avvocato Barbara Carsana, per l’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori. In altre città, già lo si fa. È solo un esempio, ma fa capire quanto conterebbero anche “piccoli” aggiustamenti. All’incontro di ieri, servito a impostare il metodo più che a scendere nei contenuti, si arriva a partire dallo stato di agitazione proclamato ad aprile dagli avvocati della Camera penale. Denunciavano, in particolare, l’apertura limitata e diversificata per giorni e orari dei vari uffici (“a macchia di leopardo”, l’hanno definita) e la mancata digitalizzazione del fascicolo del pm in casi in cui i termini sono stringenti, come per i decreti di giudizio immediato. Inoltre, lamentavano l’aumento dei reati per cui non viene più comunicato a voce il numero del fascicolo, con il risultato che i legali sono costretti a richiedere la certificazione che attesta l’avvenuta iscrizione nel registro degli indagati e quindi a ingolfare gli uffici ancora di più. Per il rilascio di questo tipo di certificato se prima bastava una settimana, ora siamo a tre.
Infine, anche Bergamo aderirà venerdì allo sciopero di 24 ore proclamato dal Comitato nazionale dei direttori di giustizia. Sono 3 in procura e 5 in tribunale. Si tratta dei primi collaboratori dei capi degli uffici, figure specializzate che possono fare anche le veci dei dirigenti. Si oppongono alla proposta del ministero di accorparli nell’Area dei funzionari amministrativi, dal loro punto di vista un demansionamento. Chiedono, invece, di essere inquadrati nell’Area delle elevate professionalità, che aderirebbe al grado di responsabilità e alla preparazione richieste dal loro lavoro.










