di Filippo Merli
Italia Oggi, 9 ottobre 2024
Grazie a un progetto editoriale tra Magnetti building e la casa circondariale di Bergamo nasce la rivista “Spazio”, con una tiratura di 500 copie. La rivista trimestrale ha una tiratura di 500 copie. E viene distribuita ai detenuti, alle loro famiglie, agli operatori e alle istituzioni che ogni giorno dialogano con la casa circondariale di Bergamo. Il periodico si chiama “Spazio. Diario aperto dalla prigione”. E permette ai carcerati di cimentarsi nel giornalismo.
L’iniziativa è stata promossa da Magnetti building, azienda dell’edilizia del gruppo Grigolin con sede a Carvico, nel Bergamasco, da sempre impegnata nelle pratiche di inclusione sociale. Attraverso una collaborazione con la casa circondariale di Bergamo la società ha scelto di sostenere il progetto editoriale che offre ai detenuti la possibilità di misurarsi con la scrittura giornalistica e di dialogare con i cittadini e la comunità nell’affrontare e indagare su temi di attualità, dal carcere sino al territorio.
Magnetti building, tramite una donazione, sostiene i costi relativi alla stampa e alla distribuzione del magazine, che mira a rompere le barriere dei pregiudizi incoraggiando un confronto aperto e costruttivo tra chi vive all’interno e all’esterno delle mura carcerarie. La redazione di Spazio è composta da detenuti della casa circondariale di Bergamo che trovano nella lettura e nell’incontro con esperti di scrittura e professionisti un modo per dare significato alla loro detenzione e mettersi alla prova in nuove attività. La rivista, di cui è stato appena pubblicato il primo numero, ospita anche contributi di studenti, ex detenuti e operatori legati al carcere, creando un dialogo che cerca un equilibrio tra pena e rieducazione, giustizia e reinserimento sociale e lavorativo.
“Questa rivista rappresenta un’occasione per i detenuti di imparare ad ascoltare, un’opportunità di fare qualcosa insieme e un progetto di cui farsi carico ed essere responsabili”, ha spiegato la coordinatrice del periodico, Adriana Lorenzi. “Il carcere ferma il male e la sfida è far fiorire il bene: lavoriamo per realizzare delle situazioni e progetti grazie ai quali i detenuti imparino a lavorare su loro stessi insieme ad altri per poi proporsi in maniera diversa una volta usciti dalla struttura penitenziaria”.
“La scrittura diventa uno strumento di riscatto, contribuendo da un lato al reinserimento sociale dei detenuti e dall’altro, non meno importante, a realizzare una cultura aziendale aperta e di comprensione reciproca, sfidando gli stereotipi e costruendo ponti concreti e reali tra il carcere e la comunità”, ha sottolineato il ceo di Magnetti building, Benedetta Grigolin. “Ritengo che le aziende non siano solo attori economici, ma abbiano un ruolo sociale fondamentale su cui devono investire, contribuendo alla realizzazione di una società inclusiva e aperta al dialogo”.










