di Luca Bonzanni
Avvenire, 12 settembre 2022
Dopo 10 anni il cappellano ha lasciato il carcere. La vicinanza della parola, la vicinanza del gesto. Qui dove la libertà è ristretta, la cura pastorale è ancora più concreta. Anche per questo è con affetto e commozione che i detenuti del carcere di Bergamo hanno salutato don Giambattista Mazzucchetti che, dopo dieci anni come cappellano, ha assunto un altro incarico - parroco di Piario, in alta Val Seriana - e si è congedato da un’esperienza forte e significativa.
Domenica, nella cappella della casa circondariale, l’ultima Messa. I detenuti hanno poi affidato il loro pensiero a una lettera: “Grazie per quanto ci ha donato con la sua presenza: in questi dieci anni, è stato per tutti un’ancora a cui aggrapparsi. Non possiamo dimenticarci dei rapporti con le nostre famiglie, che anche grazie a lei non abbiamo smarrito. Da lei non venivamo solo per aiuto materiale, ma anche solo per una parola di conforto, sollievo, coraggio e speranza”.
“Sacerdote, confessore, voce oltre le sbarre per portare conforto e speranza anche ai nostri cari”, così lo descrivono i detenuti. Nella Messa di saluto don Mazzucchetti ha lasciato la promessa non solo di non dimenticarli, ma anche “l’invito forte e appassionato di saper dire i sì e i no utili al proprio sentirsi cristiani”. “È stata un’esperienza di ricchezza umana”, ha raccontato il sacerdote nei giorni scorsi, a proposito dell’incarico nel carcere di Bergamo assunto nel 2012.
“Il cappellano ha il ruolo dell’ascolto, del porsi accanto all’altro, facendo emergere il desiderio di riscatto e ritorno in comunità”. A proseguire come cappellano è don Luciano Tengattini, già in servizio in via Gleno dal settembre 2020. Solo pochi mesi prima, su Bergamo soffiava la bufera del Covid: una tragedia di comunità che s’è incuneata anche nella casa circondariale, fortemente toccata dalla perdita di don Fausto Resmini, per quasi trent’anni cappellano, venuto a mancare a causa del virus nel marzo 2020. Proprio a don Resmini è oggi intitolato il carcere di Bergamo. Sono 526 i reclusi - secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, aggiornati a fine agosto - contro i 315 posti disponibili, con un tasso di affollamento del 167%.
Una cronicità, quella del sovraffollamento, che si cerca di affrontare con la collaborazione tra tutte le componenti. La socialità ha un ruolo fondamentale: per la fine del mese si sta organizzando una gara di atletica lungo il perimetro del carcere, e si terrà anche la presentazione del libro Dalla parte sbagliata scritto da Adriana Lorenzi, insegnante che da anni opera nella struttura. “Lavoriamo per trasformare il carcere in un quartiere di democrazia - le parole di Valentina Lanfranchi, garante dei detenuti di Bergamo -. C’è un lavoro importante: si stanno costruendo molte iniziative significative, anche in vista di Bergamo-Brescia capitali della cultura”.










