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di Federico Fumagalli

 

Corriere della Sera, 21 giugno 2019

 

In via Gleno, venticinque detenuti coinvolti nel torneo organizzato dalla Uisp. Il calcio travalica le barriere. Di età e di genere. Il Mondiale Under 20 e quello femminile in svolgimento in Francia, infatti, sono diventati un successo nazional popolare. L'iniziativa "Oltre il muro, porte aperte allo sport", il torneo organizzato da Uisp Bergamo nella Casa Circondariale di Via Gleno, prende a pallonate un altro pregiudizio sociale. "Vogliamo riaffermare il bisogno di un senso forte di umanità e di convivenza" anche fra i detenuti, cui viene "restituito l'agire del proprio corpo".

Alcuni di loro scenderanno in campo domenica 30 giugno, per le finali del quadrangolare di calcio a sette. È l'atto conclusivo di stagione, che arriva al termine di un percorso "durato tre mesi. Per due volte a settimana, venticinque detenuti della sezione penale si sono allenati con i mister Guido Proserpi e Giorgio Rota - spiega Fabio Canavesi, fra gli organizzatori della iniziativa -. Io stesso sono stato in galera - continua Canavesi. So per certo di quanto lo sport possa avere una valenza reintegrativa effettiva. E di come favorisca l'abbattimento della recidiva".

Si comincia da piccole cose. Come "imparare a rispettare l'avversario", una buona prassi che spesso non viene adottata. Sia al di qua, sia al di là del "muro". Il solco tracciato da Uisp (Unione italiana sport per tutti), oltre al calcio si estende ad altri programmi promossi in collaborazione con l'amministrazione penitenziaria bergamasca. "Nella sezione femminile abbiamo attivato un corso di pallavolo, con quindici detenute seguite da due allenatori, Eleonora Villa e Luigi Riboli - aggiunge Canavesi -. In futuro, ci piacerebbe organizzare un corso per arbitri".

Come ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni e dal Ministero della giustizia, "negli anni Uisp ha sostenuto attività sportive e ricreative, intervenendo spesso nelle carceri. Il nostro lavoro si rivolge ai detenuti, ma prestiamo attenzione anche alle loro famiglie".

La strada percorsa è quella segnata e illuminata dall'art. 27 della Costituzione della Repubblica Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani. Molto si è fatto ma "tanto altro resta da fare. Però, un cambio di passo c'è stato". Per la finale del 30, tante società sportive affiliate a Uisp "hanno dato disponibilità immediata. Sulle iniziative promosse in carcere c'è attenzione.

Senza che si trasformi mai in un interesse morboso". "Oltre il muro, porte aperte allo sport" si inserisce in un "momento in cui è più facile parlare di esclusione che di inclusione". Non suonino inopportune allora, aspirazioni come "nuove forme di cittadinanza e partecipazione consapevole, sviluppate grazie alla pratica sportiva".

Così, gli incontri di calcio della Casa Circondariale di Via Gleno vengono infarciti di valori "socio educativi", capaci di "aprire il carcere" e affermare "il diritto di ognuno alla dignità". Viene riversata troppa responsabilità sul gioco più amato dagli italiani? Forse. Ma il calcio, come a volte riesce a dimostrare, è in grado di superare le barriere.