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di Davide Ferrario

Correrie della Sera, 1 maggio 2025

Chi è detenuto non pensa a scappare ma agli psicofarmaci in una deriva autodistruttiva. La raccolta di fondi dell’Ordine degli avvocati e una proiezione semideserta. In “Tutta colpa di Giuda”, il film che ho girato nel carcere di Torino nel 2009, c’è una scena in cui Kasia Smutniak bacia Fabio Troiano sulla soglia di una stanza. Il momento è sentimentale, ma se la macchina da presa si fosse spostata di pochi metri avrebbe descritto tutt’altra atmosfera. L’interno del locale era infatti pieno fino al soffitto di rotoli di carta igienica fallata, recuperati al macero dal direttore dell’istituto perché nelle galere italiane serve anche quello.

La realtà è che della certezza della pena uno fa esperienza anche al cesso. Più che con alate speranze di libertà, il carcerato deve fare i conti con banalissime necessità quotidiane, la cui mancanza mina le stesse basi della sua dignità. Ecco perché è da segnalare l’iniziativa di raccolta fondi per i detenuti di via Gleno organizzata dall’Ordine degli Avvocati, che è anche stato il primo a donare 2.000 euro. Proprio l’Ordine ha organizzato un mese fa una proiezione di Tutta colpa di Giuda all’Auditorium, per sensibilizzare al tema addetti e non addetti ai lavori. La sala, con amara sorpresa degli organizzatori, era pressoché vuota. Io non me ne sono stupito più di tanto, invece: della galera, per esperienza decennale da volontario, non frega niente a nessuno. C’era però la sindaca Carnevali, e ne va preso atto. C’erano, soprattutto, la direttrice del carcere, Antonina D’Onofrio, e il cappellano, don Luciano Tengattini.

Sono stato felice di conoscerli, anche se tra chi opera nel carcere si instaura sempre una sorta di fraterna rassegnazione. Da anni sento raccontare sempre le stesse storie, e non fanno che peggiorare. La cosa più impressionante è la deriva autodistruttiva a cui induce la detenzione in Italia, testimoniata dalla lunga catena di suicidi. Dimenticatevi i film su rocambolesche fughe da Alcatraz: chi sta in galera oggi non pensa a scappare, pensa principalmente a imbottirsi di psicofarmaci. Si può fare qualcosa? I grandi problemi li deve risolvere la politica, certo. Ma intanto gesti e iniziative come quella dell’Ordine degli Avvocati contano: certe volte poter disporre di uno spazzolino o di un rotolo di carta igienica fa più effetto di una predica. Non è un caso che proprio ai detenuti Papa Francesco abbia lasciato la sua eredità privata. Nella sterminata classe dei bisognosi loro occupavano nel suo cuore un posto speciale.