di Marta Federico
bergamonews.it, 3 novembre 2023
Sabato 25 novembre all’Auditorium di Piazza della Libertà di Bergamo andrà in scena lo spettacolo “Lo Spaventapasseri”, con la partecipazione di 11 attori, detenuti della Casa Circondariale ‘F. Resmini’ di Bergamo, da CSV, Centro di Servizio per il Volontariato di Bergamo ETS e dall’Associazione Carcere e Territorio, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo. Alla regia Walter Tiraboschi e Gianluca Belotti dell’associazione ‘Teatro Piroscafo’ di Sarnico.
Perché uno spettacolo teatrale? Perché il teatro è un luogo privilegiato per giocare sulla comunicazione, sulle relazioni, è un’occasione preziosa per potersi raccontare ed avere qualcuno con il desiderio di ascoltarci. Il teatro come pretesto per favorire l’incontro e il dibattito tra il mondo ‘dentro’ ovvero quello dei detenuti, e il mondo “fuori” ovvero quello degli spettatori, che fino ad oggi sono stati studenti delle scuole superiori. Con questa rappresentazione i detenuti escono per la prima volta dalla casa Circondariale per incontrare il pubblico, in occasione di Bergamo Brescia Capitala italiana della Cultura 2023.
“Lo Spaventapasseri” è una storia che narra di un “non luogo”, un mondo a parte, un rapporto con la presenza/assenza dato “dal tempo che passa inesorabilmente e troppo lentamente”, come affermato da Tiraboschi, quindi da tematiche che evocano la realtà della detenzione carceraria. Durante lo spettacolo pezzi autobiografici scritti dai partecipanti si alternano a parti del capolavoro di Samuel Beckett “Aspettando Godot”, con l’aggiunta di canzoni, dai Sulutumana a Lorenzo Monguzzi, unite ai testi di Giorgio Gaber.
“L’Associazione Piroscafo già da 15 anni entra nel carcere con proposte di laboratorio teatrale dei detenuti - spiega Nadia Ghisalberti, assessora alla Cultura del Comune di Bergamo -. A giugno ho assistito a un loro spettacolo e alla fine, uno dei detenuti chiese se era possibile portare quello spettacolo al di fuori delle mura del carcere, in un luogo pubblico. Non è facile, non tutti i detenuti possono essere accompagnati all’esterno del carcere, però abbiamo pensato che quella poteva essere un’esperienza, in quanto crediamo molto nell’abbattimento di confini, quei confini che possono essere attraversati, e soprattutto siamo convinti che l’essere detenuto comporta una perdita di libertà, che non deve compromettere la partecipazione alla vita culturale, dal momento che deve essere garantita a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro funzione o situazione.
È in questa convinzione che l’amministrazione, attraverso il suo sistema bibliotecario, ha aperto delle collaborazioni con il carcere nella creazione delle biblioteche, sia della sezione maschile che femminile, curando le competenze di tutti coloro che, pur privati della libertà, si ingaggiano nella gestione di questi spazi, fondamentali per favorire il diritto alla lettura anche all’interno delle mura carcerarie. Lo spettacolo mi aveva commossa, perché sentir il racconto dalle loro parole, il biografico e il vissuto che traspariva dai detenuti, ha fatto percepire come la detenzione significa l’interruzione delle relazioni con il mondo esterno, dalla famiglia, dai loro effetti e la lontananza vissuta come un peso. Credo che questi momenti di cultura, di lettura e di teatro significhino molto per le persone detenute, per la loro crescita, sia dal punto di vista culturale che personale. I detenuti si trovano su un palco, dunque in un luogo aperto a tutti, frequentato da persone libere. Lo spettacolo si terrà il 25 novembre, ed è una data di riflessione: è il giorno dedicato alla violenza sulle donne. Queste sono persone che hanno avuto a che fare con la violenza, sinonimo di guasto in un rapporto e questo guasto deve essere ricostruito”.
Teresa Mazzotta, Direttrice Casa Circondariale ‘F. Resmini’ di Bergamo, ha aggiunto: “Costruire assieme al carcere il ponte che consente alle persone di uscire fuori. È stato più semplice far entrare i ragazzi delle scuole superiori, circa 1200 studenti sono entrati per assistere allo spettacolo e poi nell’ambito del concetto di educazione alla legalità attivare un dibattito formativo di prevenzione per i detenuti, quindi in noi e in loro che si fonde e vede il detenuto mettersi in gioco nei confronti di persone che potrebbero essere i propri figli e dire perché non bisogna sbagliare e dall’altra parte i ragazzi che chiedono e che si ritrovano costretti a rispondere, ad ammettere come nonostante avessero potuto intraprendere tante altre scelte, loro hanno deciso di percorrere quella strada. Ce l’abbiamo fatta grazie al lavoro della magistratura di sorveglianza, che ha autorizzato l’uscita di quelle persone per andare sul palcoscenico, per mettersi a nudo rispetto alla cittadinanza, alla propria famiglia e tutta una serie di persone e attori esterni, perché vi saranno anche degli attori esterni che assisteranno alla rappresentazione.
Questi attori detenuti hanno avuto il coraggio di uscire e di esprimersi, portando fuori le loro sensazioni e le loro emozioni. Si terrà anche in una giornata particolare, 25 novembre, non perché è un reato commesso da loro stessi, ma perché porteranno all’esterno quello che stanno provando autori di reati che rientrano nel codice rosso. Queste persone attualmente lavorano su loro stesse anche con l’aiuto di psicologi che fanno capire loro il dolore che hanno causato alle vittime e alle persone a loro vicine. Per noi è un grande risultato, perché il teatro rappresenta uno dei modi che ci aiuta nel reinserimento concreto delle persone. Il teatro è qualcosa che serve, che insegna a rispettare le regole, aiuta a lavorare con l’altro, insegna il lavoro in gruppo e il mettere a nudo i propri sentimenti”.
Fausto Gritti, Presidente Associazione Carcere e Territorio: “È stata un’impresa titanica: la proposta è nata nel febbraio 2022. È stato un lavoro impegnativo portare queste persone ad essere viste come attori, come cittadini e non come persone che hanno compiuto un reato. Le persone sottoposte a pena alternativa hanno bisogno di un progetto di vita, hanno bisogno di integrarsi con il territorio, non è sufficiente pensare solo a casa e lavoro, seppur siano una questione importante. Ci auguriamo che questo progetto, anche se complesso, abbia negli anni a venire una continuità. È il primo degli eventi che porta alla rappresentazione esterna e soprattutto il contatto con la cittadinanza, dando questo giusto protagonismo a coloro che sono all’interno del carcere”.
Valentina Lanfranchi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale: “43 anni che opero in un carcere. Il carcere è spesso considerato un quartiere negletto, emarginato. Questa iniziativa non nasce dal nulla, perché vuol dire fare cultura. Abbiamo lavorato moltissimo e siamo stati uno dei pochi carceri ad avere le biblioteche. Il problema della cultura è il problema che ci rende liberi e chi deve cercare la libertà se non un detenuto? La cultura è una meta, la cultura è la base, se è importante per noi che siamo esterni è altrettanto importante per loro interni. In carcere vi è un enorme sforzo per applicare l’articolo 27 della costituzione; la pena non deve essere castigo, ma deve essere recupero se veramente vogliamo essere dei democratici”.
Oscar Bianchi, Presidente CSV Bergamo: “Contribuire a organizzare e realizzare questa opportunità ci rende orgogliosi, perché siamo convinti che portare lo spettacolo dei detenuti nella città sia un modo concreto di costruire quel ponte fra il dentro e fuori il carcere come fanno ogni giorno i nostri volontari attivi nella Casa Circondariale. I volontari, infatti, quotidianamente operano a fianco della popolazione ristretta e portano la città dentro le mura; oggi rappresentano una comunità che accoglie la narrazione che i detenuti metteranno a disposizione di tanti cittadini. Chiediamo a tutti di partecipare numerosi, perché essere Capitale della Cultura vuol dire prendere parte ai processi di solidarietà che ogni giorno il volontariato bergamasco innesca nei luoghi e negli spazi che abita”.
Per partecipare - Lo spettacolo si terrà sabato 25 novembre alle 10.30 nell’Auditorium di piazza della Libertà a Bergamo. Iscrizione obbligatoria entro lunedì 13 novembre 2023 alle 13, al link: https://rb.gy/wwklr. Al momento della compilazione del form di iscrizione, per ragioni di sicurezza, è necessario fornire un documento d’identità che verrà sottoposto al controllo delle autorità giudiziarie. Prima della data dell’evento, la conferma di partecipazione verrà inviata tramite e-mail, all’indirizzo indicato nel form di registrazione. Lo stesso documento di identità dovrà essere esibito anche all’ingresso dell’Auditoium.











