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di Federico Rota

Corriere della Sera, 11 maggio 2026

La giustizia riparativa come strumento di prevenzione. In via Borgo Palazzo nasce la struttura per i percorsi di mediazione tra chi subisce l’offesa e chi la commette. Gestito da InConTra. La giustizia riparativa è uno strumento che “serve a realizzare compiutamente un precetto di carattere costituzionale”. Citando l’articolo 27 della Costituzione, che individua nella riabilitazione del condannato il fine a cui tende la pena, Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli Avvocati, sgombera il campo da equivoci: “La giustizia riparativa non si sostituisce alla giustizia penale - evidenzia - non c’è alcun buonismo. Non è uno strumento per evitare le conseguenze del reato, ma è anzi un modo per andare a scavare ancora più in profondità nelle conseguenze che ne seguono”.

Gli fa eco il collega Andrea Temporin, del consiglio direttivo della Camera penale: “Non è previsto alcun beneficio, ma è tutto rimesso al giudice”. Assunti che fanno da cornice alla nascita in via Borgo Palazzo di un centro per la giustizia riparativa del distretto della Corte d’appello di Brescia (che comprende anche Mantova e Cremona).

A gestirlo sarà l’ente del terzo settore InConTra, che opera nel merito da vent’anni, e l’attività sarà finanziata per i prossimi tre anni dal ministero della Giustizia. “Il nostro gruppo è costituito da 30 mediatori, di cui 9 iscritti nell’elenco ministeriale e operativi all’interno del Centro - specificano Anna Cattaneo e Filippo Vanoncini, di InConTra. Quattro mediatori sono anche formatori riconosciuti dal ministero”.

“Questo lavoro, che ora decolla istituzionalmente, ha radici in altre esperienze - nota la presidente della Corte d’appello, Giovanna Di Rosa. L’auspicio è che ci sia un investimento dell’autorità giudiziaria nell’attuazione di questi percorsi”. I programmi di giustizia riparativa (percorsi volontari fondati sul consenso delle parti) si basano sull’incontro e il dialogo tra la vittima del reato e la persona indicata come autore dell’offesa, eventualmente con la partecipazione di altri soggetti della comunità. “Riconoscendo, quindi, l’importanza di strumenti capaci di affiancare la giustizia tradizionale e di favorire responsabilizzazione, riparazione del danno e ricostruzione delle relazioni”, spiega l’assessora alle Politiche sociali, Marcella Messina.

“Abbiamo scelto di promuovere un’idea di città riparativa anche come indirizzo amministrativo, costruendo progetti e sottoscrivendo impegni comuni”, aggiunge la sindaca Elena Carnevali. L’obiettivo è riuscire a ridurre i casi di recidiva: “La sicurezza non si crea semplicemente introducendo nuovi reati, o aggravamenti delle pene, con carceri sovraffollate - conclude Marchesi - ma portando gli autori di reato a non commetterne più”.