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di Sergio Rizza

Corriere della Sera, 21 dicembre 2024

La direttrice: “Nessuno si dimentica di voi, so che volete cambiare”. Il quintetto suona. Ma non è un concerto come gli altri. Perché le note volano dagli strumenti e “risuonano” nella speranza di un’ora diversa che alberga nel cuore di un pubblico speciale: quello delle detenute e dei detenuti della casa circondariale di via Monte Gleno. Il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, ieri mattina (venerdì 20 dicembre 2024), ha portato la musica come un dono natalizio a chi è rinchiuso. Quaranta minuti di programma nell’attrezzato auditorium dell’istituto. Un sold out con 130-140 detenuti a occupare tutti i posti disponibili.

Franco Tangari, all’oboe del Donizetti Opera Ensemble e a suo modo “direttore” dei colleghi del quartetto d’archi, le violiniste Antonietta La Donna e Rossella Pirotta, il violista Christian Serazzi, la violoncellista Elisa La Donna, introduceva ogni pezzo, trovando qua e là dei riferimenti alla condizione di chi gli stava di fronte: “La risposta al primo enigma della principessa Turandot è: la speranza”.

Oppure, a proposito di Por una cabeza, il tango di Gardel: “Il tango è come la vita. Puoi sbagliare il primo passo ma devi continuare a ballare, come dice Al Pacino in “Profumo di donna”, laddove invece la vera battuta nel film recita che il tango non è come la vita, che sa rendere irreparabile ogni sbaglio. Parafrasi misericordiosa del musicista. A Tangari, un attimo prima di “lanciare” l’ultimo pezzo in scaletta, una miscellanea di medley natalizi destinata a concludersi con i battimani ritmati su Jingle Bells, la voce si incrina per la commozione, rischiando così di strozzare gli auguri in gola. Alla fine dirà: “Non avevo mai suonato in un carcere. Il pubblico è stato molto attento, partecipe. Qualcosa di straordinario”.

Questo “dono” è stato reso possibile dall’alleanza tra due donne: “Abbiamo organizzato tutto in un mese”, esulta Daniela Guadalupi, presidente del Festival, abbracciando Antonina D’Onofrio, direttrice del circondariale dallo scorso gennaio, mentre il segretario e tesoriere Silvio Galli si aggira per i locali con gli agenti penitenziari perché già pensa al prossimo concerto, quando si vorrà portar lì un pianoforte.

Bergamo, la musica entra in carcere. La direttrice D’Onofrio: “Così al torneo di calcio dei detenuti con i loro figli ora giocano tutti”

Antonina D’Onofrio, siciliana, è una donna minuta, gentile, ma dalle idee scolpite: dice di fondare il senso del suo incarico sul mutuo rispetto e sulla chiarezza delle regole, “perché io voglio avere la coscienza a posto, concentrarmi su come restituirò alla società quello che ho ricevuto dentro queste mura”.

Dice di aver eliminato Rivotril e Lyrica, farmaci spesso usati, in carcere, come stupefacenti. E racconta: “Mi sono accorta che al torneo di calcio con i detenuti e i loro figli partecipavano sempre gli stessi 14. Perché solo loro, oltretutto i “peggiori”?”. Nonnismo, diciamo così. “Ho fatto fare una mappatura- continua- e ho scoperto che ad avere i requisiti erano più di cento. Quindi mi sono imposta: o tutti o nessuno”.

È rispettata, e lo si percepisce palpabilmente all’auditorium: quando si presenta per i saluti iniziali, è quasi un boato: “Buongiorno signora direttrice”. E sì che il pubblico non era facile. La direttrice lo definisce “comunità nella comunità, parte della città di Bergamo: nessuno si dimentica di voi. So che molti di voi vogliono cambiare”. Erano rappresentate le tre anime dell’istituto: il circondariale (le pene più lievi o gli imputati in attesa di giudizio: quelli di solito più inquieti, ci dicono), il penale (con condanne anche lunghe), il femminile. Un mix delicato che tuttavia si è comportato con correttezza.

Eppure D’Onofrio non nasconde i problemi: nel saluto iniziale ha ringraziato gli agenti di polizia penitenziaria, “d’accordo nel fare questo concerto nonostante le carenze d’organico”. Quanto ai detenuti, “a fronte di una capienza massima, teorica, di 319, siamo arrivati a 592 e ce ne mandano di continuo (444 i definitivi e 72 in attesa di giudizio secondo i dati di Carcere e Territorio Bergamo, ndr)”.

Di questi, 120 sono al penale (“troppi”) e il resto al circondariale, tra cui 33 donne (“molte le “psichiatriche”) e 47 giovani adulti, “18-25enni che vengono dai riformatori, e che manifestano in modo esplosivo i loro disagi”. Continuerà a investire sulla musica? “Ho chiesto un finanziamento al ministero di 15 mila euro per l’anno prossimo- conclude la direttrice-: vorrei una stanza per la musica”. Servirà. Tra i detenuti c’è Isaac, giovanotto algerino: “Mi mancano 14 mesi. La musica mi fa bene”. Una ispettrice penitenziaria chiosa: “È un ragazzo mite. Si è trovato in circostanze sfortunate”.