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di Silvia Seminati

Corriere della Sera, 14 ottobre 2025

La Garante dei diritti dei detenuti Lanfranchi e la sua relazione a Palazzo Frizzoni. L’Aula riconosce il penitenziario di via Gleno come quartiere della città. Dal sovraffollamento del carcere alla carenza degli operatori di polizia penitenziaria e dei funzionari giuridico-pedagogici. Nell’Aula del Consiglio comunale di Bergamo, si parla della Casa circondariale di via Gleno. È Valentina Lanfranchi, garante dei diritti dei detenuti, a relazionare sulla situazione davanti alla giunta e ai consiglieri comunali. “Prendo come riferimento il primo semestre del 2025, nel quale - spiega la garante - il numero dei detenuti è oscillato tra i 586 e i 600, di cui 34-39 donne, sui 315-340 previsti”.

Lanfranchi racconta che circa la metà dei detenuti presenti è formata da stranieri (soprattutto del Nord Africa, dell’Albania e della Romania), ci sono anche 50 giovani che hanno tra i 18 e i 25 anni e parecchi carcerati hanno problematiche di dipendenza e disagio psichico. Critica anche la situazione dell’organico della Polizia penitenziaria: “Ci sono 194 agenti rispetto ai 243 previsti - spiega Lanfranchi - e 4 funzionari giuridico pedagogici sui 6-7 previsti”.

La garante racconta che si interessa del carcere dal 1979, da quand’era parlamentare. “Da allora - dice - i problemi sono rimasti gli stessi, è incredibile. E chi chiede nuove carceri non ha capito il problema: all’interno deve restare chi ha commesso reati, non chi si è reso responsabile di minuzie, che dovrebbe invece stare altrove, per essere recuperato”. Lanfranchi elenca le attività che vengono fatte in carcere, “grazie al lavoro di tante associazioni, di volontari, di avvocati, delle istituzioni, dei sindacati, della Caritas, dei cappellani e delle suore”, dal laboratorio di scrittura a quello di ceramica, dalle attività sportive agli orti.

In Aula interviene poi Fausto Gritti, presidente dell’Associazione Carcere e Territorio, e dice che “per svuotare le carceri, un’opportunità è l’applicazione delle pene alternative, serve però la disponibilità della casa e del lavoro”. L’associazione che guida gestisce 12 appartamenti. “Casa e lavoro - aggiunge - sono un’occasione di riscatto e reinserimento sociale”. E affronta anche il tema delle dipendenze e del disagio psichico “che, in carcere - spiega - diventano esplosivi, anche perché aumentano le aggressioni. Entrare oggi nella casa circondariale di Bergamo fa venire i brividi”.

Dopo gli interventi, l’assessora alle Politiche sociali, Marcella Messina, ricorda che l’impegno non è soltanto il recupero della persona, ma anche provare a ricucire il suo rapporto con la comunità. “Ci sono tante azioni che vengono già fatte - dice - e ora ci sarà anche l’istituzione del nuovo Centro per la giustizia riparativa che attiveremo entro fine anno a Borgo Palazzo in collaborazione con l’associazione InConTra Ets. Per realizzare il centro, il ministero ci dà 224 mila euro”.

Il tema delle condizioni della struttura di via Gleno suscita il dibattito politico. Il leghista Alberto Ribolla dice che “il problema del sovraffollamento non si risolve lasciando fuori coloro che compiono reati, che devono stare in carcere. Si è detto che la metà è formata da stranieri: la loro pena dovrebbe essere scontata nei rispettivi Paesi di provenienza”. Il consigliere Andrea Pezzotta, della lista civica di centrodestra che porta il suo nome, ringrazia “pubblicamente Valentina Lanfranchi per quello che fa quotidianamente, io - dice - sono testimone dell’importanza del suo ruolo”.

E l’Aula approva all’unanimità due ordini del giorno. Il primo lo presenta Laura Brevi, della lista Futura, e chiede, tra le varie cose, di sostenere e valorizzare i progetti già attivi di formazione, istruzione e reinserimento socio-lavorativo per le persone detenute, favorendo la costruzione di percorsi integrati tra l’ambito penitenziario e quello comunitario. Con questo documento, sindaco e giunta si prendono anche l’impegno a sollecitare il governo e il ministero della Giustizia affinché vengano colmate le carenze di organico (tanto degli educatori quanto della Polizia penitenziaria) all’interno della casa circondariale di Bergamo e vengano incrementate le risorse destinate all’amministrazione penitenziaria. Anche la sindaca Elena Carnevali pone l’attenzione sulla carenza del personale del carcere e sull’opportunità di utilizzare misure alternative. “A volte - dice - è un luogo inadeguato per chi vive condizioni psicologiche fragili e fa uso di psicofarmaci. Ci sono situazioni delicate, anche se l’Ats ha rafforzato il presidio sanitario”.

Unanimità anche per il secondo ordine del giorno, voluto dal Pd per chiedere che l’istituto penitenziario di via Gleno “Don Resmini” diventi un quartiere della città. “Ringraziamo Valentina Lanfranchi e Fausto Gritti per l’impegno quotidiano a favore di un pieno recupero e reinserimento di chi è ospite in via Gleno - dice Francesca Riccardi, capogruppo de Pd. All’unanimità è stata accolta la nostra proposta che consentirà ai consiglieri di poter visitare il carcere per incontrare lavoratori, volontari e detenuti che lo vivono e vigilare sulle condizioni carcerarie. Gli istituti penitenziari non sono entità separate dalla società, ma parte integrante del tessuto urbano e sociale delle città in cui sorgono”.