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di Federico Rota

Corriere della Sera, 6 settembre 2024

L’ispezione in via Gleno dei rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra. Dori: “Presenteremo un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio”. C’è una “zona grigia” che, di fronte ai problemi ormai cronici dei penitenziari, rischia di passare in secondo piano. Ma che è legata suo malgrado a ciò che Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, definisce “il padre di tutti i mali”, ossia il sovraffollamento delle carceri, cui Bergamo non è esente: su 319 posti regolamentari la casa circondariale di via Gleno ospita 585 detenuti. Di questi, 45 hanno un’età tra i 18 e i 25 anni. Ed è nei loro confronti, al termine di una visita di tre ore in via Gleno con i co-portavoce provinciali di Europa Verde Oriana Ruzzini e Giuseppe Canducci, che Dori prende un impegno: “Presentare un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio per trovare fondi e strutture e avere così settori specifici per loro. Il sovraffollamento produce, a cascata, effetti critici. Molti di questi giovani detenuti hanno un’età in cui non c’è ancora una piena maturità; spesso hanno alle spalle situazioni familiari complesse e si trovano in cella con detenuti condannati per reati più gravi”.

La richiesta sarà avanzata in concomitanza con la ripresa dell’attività parlamentare, quando alla Camera di inizierà a discutere il ddl Sicurezza che, tra i nuovi reati introdotti, prevede pure un giro di vite contro le proteste in carcere: “Il rischio — osserva il deputato — è che tutte le forme di protesta, anche quelle legittime, si trasformino in rivolte. Anche la “resistenza passiva” alla polizia penitenziaria verrebbe tenuta in considerazione”. Altro aspetto che preoccupa Dori, Ruzzini e Canducci è “l’azzeramento da parte del governo delle risorse per i progetti rivolti agli uomini maltrattanti”, per il loro reinserimento.

Ma il sovraffollamento non si ripercuote solo sulla quotidianità di chi sconta una pena. Si riflette pure su chi in carcere lavora: agenti di polizia penitenziaria, operatori, dirigenti costretti a fare i conti con organici carenti. “In legge di bilancio servono fondi per la polizia penitenziaria — aggiunge Dori. Ce lo ha chiesto anche la direttrice (Antonina D’Onofrio, subentrata a inizio anno a Teresa Mazzotta, ndr)”.

Tra i nodi critici della situazione carceraria ci sono poi tutti quei casi collegati a dipendenze, disagio psichico o psichiatrico. “Fortunatamente c’è una buona collaborazione dell’Asst Papa Giovanni che mette a disposizione due psicologi, e ora ne arriverà un terzo — spiega Ruzzini —. E la possibilità di interfacciarsi con gli psichiatri con la telemedicina. Ma c’è un tema oggettivo di carenza territoriale di medici. Lo stesso vale per le dipendenze; sul fronte farmacologico stanno cercando di agire sugli psicofarmaci”. C’è stata anche una considerazione della direttrice che ha colpito Ruzzini: “Il carcere è uno specchio che anticipa le criticità della società da qui a cinque 5 anni. È un monito che la stessa società deve cogliere”.

Canducci pone l’accento sulla necessità di potenziare i percorsi di formazione, guardando alle prossime elezioni del Consiglio provinciale essendo lui candidato nella lista Democratici e civici per la Bergamasca: “Oltre alle associazioni, agli enti del terzo settore e alle istituzioni, la Provincia può dare un contributo fondamentale sui fronti della scuola, della formazione e del reinserimento lavorativo”.