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di Federico Rota

Corriere della Sera, 8 maggio 2024

Superati i 600 detenuti, l’appello dell’associazione Carcere e Territorio: più misure alternative. La carenza di spazio nelle celle e la pressione che di conseguenza ne discende le si può intuire bene entrambe scorrendo la relazione di fine 2024 redatta dall’associazione Carcere e Territorio: su 319 posti regolamentari, i detenuti nel carcere di Bergamo sono quasi il doppio. Se il sito del ministero dell’Interno conteggia per la casa circondariale di via Gleno 577 detenuti (dato aggiornato a lunedì), l’associazione dal canto suo evidenzia non solo il tasso di sovraffollamento, del 182,8%, ma anche il fatto di aver raggiunto “l’incredibile cifra di oltre 600 detenuti, al punto che non si sa più dove collocare le brande nelle celle per i nuovi giunti”.

Freddi numeri non privi di conseguenze: 1 suicidio, 21 tentativi di suicidio, 131 episodi di autolesionismo e 20 aggressioni al personale, elenca la relazione di Carcere e Territorio. Secondo cui questa tendenza al rialzo nella popolazione carceraria ha cause ben precise: “L’ingresso in carcere è stato incentivato da diversi interventi legislativi come il Decreto Caivano - sostiene l’associazione - che ha portato in carcere un numero elevato di giovani adulti (fra i 18 e i 25 anni, ndr) e che a Bergamo sono circa 50. Il Decreto Sicurezza inciderà ulteriormente a seguito delle strette repressive previste verso le fasce della marginalità, non affrontate all’esterno con il potenziamento dei servizi e delle strutture comunitarie per tossicodipendenti e persone con disagio psichico”.

Fra i detenuti in via Gleno circa 400 hanno problemi di dipendenza (a volte associata a disagio psichico). Gli stranieri sono quasi la metà (272), il 35% è senza permesso di soggiorno. Carcere e Territorio lancia un appello, per alleviare questa pressione crescente, proponendo più soluzioni. Ad esempio potenziare “la disponibilità all’accoglienza delle comunità per persone con problemi psichici o di dipendenza, sia sostenendole finanziariamente, sia semplificando le procedure che ognuna di esse adotta per l’ammissione”.

Quanto agli inserimenti lavorativi, all’impegno delle cooperative sociali integrare la “disponibilità della Provincia attraverso i Centri per l’Impiego, con il coinvolgimento delle imprese profit”. Ma è anche necessaria la “collaborazione della direzione del carcere” attraverso l’applicazione dell’articolo 21 sul lavoro esterno e, specialmente, della “magistratura di sorveglianza nella fissazione delle udienze finalizzate all’applicazione delle misure alternative, anche attraverso il ricorso al provvisorio”.