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di Sergio Rizza

Corriere della Sera, 6 maggio 2025

Un gruppo di lettura della prigione ha partecipato alle valutazioni del premio letterario con opinioni diverse. Ben due voti per “I santi mostri”, il romanzo di Ade Zeno vincitore del Premio Bergamo, sono giunti dai detenuti di via Gleno. “Una decisione presa all’unanimità da entrambi i gruppi, una ventina di persone, con cui ho lavorato”. A dirlo, la direttrice di quella fucina che è la giuria carceraria, Adriana Lorenzi, scrittrice, formatrice, insegnante di sostegno alle scuole medie di Urgnano: con il Premio Bergamo e la Casa circondariale, dove tiene un laboratorio di scrittura, ha una lunga collaborazione.

Le vicende avventurose, raccontate da Zeno, del gruppo di artisti deformi sotto la cappa della Germania nazista “hanno conquistato i reclusi, che si sono identificati in questo gruppo di perseguitati”, commenta Lorenzi. Si rinnova così il riscatto letterario dietro le sbarre, la conquista di uno spazio (solo interiore, ma preziosissimo), di libertà. Un appuntamento cui i carcerati tengono moltissimo.

“I loro giudizi sono netti. “Lagunalabirinto” di Pietro Nicolaucich - continua Lorenzi - pur essendo illustrato, è stato trovato difficile, e scritto troppo fitto: i detenuti sono spesso giovani e non conoscono Hugo Pratt. Faticosa per molti di loro è stata anche la lettura di “Muster. Una giovinezza fantastica” di Bruno Pischedda, anche se è piaciuto il tema dei ricordi della giovinezza. Mentre “Patologie” di Antonella Moscati (a metà tra il racconto semicomico di una ipocondria famigliare e riflessioni filosofiche sul concetto di memoria, ndr) l’ho affidato a Matteo, un recluso che racconta sempre le sue malattie: si è divertito e non lo ha trovato così impervio. Bene, anche, è stato recepito “Invernale” di Dario Voltolini (è il racconto della malattia e della morte del padre dello scrittore, un macellaio, ndr)”.

Lorenzi racconta com’è andata: “Ho lavorato solo con i detenuti uomini della sezione penale e del circondariale. Tra i primi anche quest’anno c’era Diego: non ha neanche finito gli studi tecnici ma è un lettore forte. È l’unico ad aver letto tutti e cinque i romanzi. Tutti, alla fine, hanno discusso e scritto le loro impressioni”. Nel gruppo del circondariale spicca Jonathan: ““I santi mostri” è stato il primo libro che, in vita sua, sia riuscito a leggere dalla prima all’ultima pagina”. C’è un rammarico: “Avrei voluto che Ade Zeno incontrasse i detenuti: purtroppo non è stato possibile”. Anche quest’anno le recensioni dei reclusi confluiranno nella rivista in pdf “Spazio. Diario aperto dalla prigione”. Il prossimo numero sarà pronto a giorni (scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).