di Sara Agostinelli
bergamonews.it, 6 luglio 2025
L’Associazione Carcere e territorio: “Casa e lavoro sono i presupposti necessari per tornare a vivere in società dopo aver scontato la pena ma non abbiamo più i fondi per attivare i tirocini, dare le borse lavoro e gestire gli 11 appartamenti su cui possiamo contare. Ogni anno supportiamo un centinaio di persone nell’inserimento lavorativo e oltre 30 nella ricerca di alloggio”.
Lanciata una raccolta fondi: “Le misure alternative sono l’unica possibilità per ‘svuotare’ la struttura, se non si applicano si può solo peggiorare”. “Per la prima volta in 40 anni, sono finiti i soldi. Da settembre non riusciremo più a sostenere il reinserimento sociale dei detenuti che hanno scontato la loro pena”. È un grido di dolore quello di Carcere e territorio, associazione bergamasca che da decenni lavora per la garanzia dei diritti dei detenuti e il loro ritorno alla vita una volta fuori dalle sbarre. Già due mesi fa avevano lanciato l’allarme: via Gleno sta scoppiando, con più di 600 persone rinchiuse in una struttura che dovrebbe ospitarne 319. Se la percentuale media di sovraffollamento a livello nazionale è del 121%, a Bergamo sfiora il 190%.
“Abbiamo chiesto un incontro alla direttrice del carcere, Antonina D’Onofrio, e al Tribunale di sorveglianza - spiega Gino Gelmi, vicepresidente dell’associazione -. Se non si applicano le misure alternative previste dalla legge, la situazione non può che peggiorare”. Le misure alternative sono l’unica possibilità per ‘svuotare’ la struttura: si tratta di permessi per lavoro diurno fuori dal carcere, semilibertà, domiciliari e via dicendo. In attesa di una risposta da direttrice e magistrati, oggi Carcere e territorio spiega che di allarme, però, ce n’è un altro: “Casa e lavoro sono i presupposti necessari per tornare a vivere in società dopo aver scontato la pena - spiega Fausto Gritti, presidente dell’associazione -, ma non abbiamo più i fondi per attivare i tirocini, dare le borse lavoro e gestire gli 11 appartamenti su cui possiamo contare. Ogni anno supportiamo un centinaio di persone nell’inserimento lavorativo e oltre 30 nella ricerca di alloggio. Quest’anno abbiamo sostenuto il ritorno al lavoro di 89 persone, grazie al contributo di Fondazione comunità bergamasca e altri partner. Da settembre, però, non sappiamo come fare: è saltato un finanziamento su cui contavamo e già ora ci sono almeno 28 detenuti pronti per accedere alle misure alternative e lavorare”.
Non si scandalizzi chi pensa che trovare lavoro è difficile per tutti e prima viene chi rispetta la legge: le borse prevedono compensi di 350 euro mensili per il lavoro part time e 500 euro per il tempo pieno. E chi ne beneficia ha pagato il suo debito con la giustizia. “I numeri ci dicono che chi viene supportato nella ricerca di casa e lavoro raramente torna a compiere reati - precisa Gritti -. Se invece mancano questi elementi, la possibilità che si torni ad attività illegali è alta. È una questione di sicurezza sociale, riguarda tutti”.
Proprio a questo “tutti” si rivolge Carcere e territorio, lanciando una raccolta fondi aperta a enti e singoli, con cui spera di raccogliere quei 50mila euro che mancano all’appello e permetterebbero di coprire il secondo semestre del 2025. “I fondi verranno utilizzati tassativamente per le borse lavoro - rassicura Gritti - saranno fiscalmente deducibili e ai donatori saranno comunicate le iniziali dei beneficiari e il progetto che andranno a sostenere”.
L’associazione si rivolge anche agli enti pubblici. Alla Provincia chiede di rafforzare la collaborazione, lavorando per individuare più posti di lavoro nelle aziende profit attraverso i Centri per l’impiego. E ai 14 ambiti socio-assistenziali di farsi carico delle borse lavoro di chi risiede sul loro territorio, attingendo al Fondo per la grave marginalità.











