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bergamonews.it, 28 luglio 2026

L’europarlamentare Giorgio Gori e i consiglieri regionali bergamaschi del Partito Democratico Davide Casati e Jacopo Scandella lunedì mattina hanno visitato la Casa circondariale di Bergamo nell’ambito della campagna promossa dal Pd Lombardia dedicata alla situazione delle carceri. “Dalla visita - affermano i dem - emerge un quadro di forte disagio, che riguarda tanto le persone detenute quanto il personale che ogni giorno garantisce il funzionamento dell’istituto. Il dato più evidente è quello del sovraffollamento: il carcere ospita in questo momento 580 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 320 posti, con un tasso di affollamento del 180%.

Una condizione insostenibile, ormai pressoché strutturale, che rende estremamente difficile garantire sicurezza, dignità e percorsi di recupero. A questa criticità si aggiunge un elemento che rende ancora più complessa la gestione dell’istituto. Pur essendo una Casa circondariale, quella di Bergamo ospita ormai una popolazione detenuta con caratteristiche proprie di una Casa di reclusione: circa 400 detenuti sui 580 presenti stanno infatti scontando una condanna definitiva”.

Una realtà che, secondo Gori, Casati e Scandella richiederebbe un’organizzazione diversa: “Maggiori attività trattamentali e un rapporto più intenso con il territorio, ma che continua a essere affrontata con strutture e organici non adeguati a questa evoluzione. Anche il fabbisogno di personale di Polizia penitenziaria risente di questa trasformazione: la gestione di una popolazione composta in larga parte da detenuti definitivi comporta un’intensità di lavoro e un livello di complessità ben diversi rispetto a quelli previsti per una casa circondariale. A questo si aggiunge un’elevatissima presenza di persone con dipendenze da sostanze, quasi 300 su 580 detenuti, spesso accompagnate da disturbi psichiatrici, che richiederebbero interventi sanitari e socioeducativi adeguati e mettono ulteriormente sotto pressione il personale penitenziario”.

Colpisce, inoltre, l’alta percentuale di detenuti stranieri privi di permesso di soggiorno. “È la dimostrazione del fallimento dell’attuale gestione dell’immigrazione - continuano i tre dem -. Da un lato non si riesce a rendere effettive le espulsioni di chi non ha titolo per rimanere nel nostro Paese; dall’altro si impedisce a queste persone di costruire un percorso di regolarizzazione e di integrazione. Il risultato è che il carcere diventa il luogo in cui si scaricano le conseguenze di politiche inefficaci. Persone senza documenti, senza un domicilio e senza un lavoro non possono accedere alle misure alternative alla detenzione e rimangono intrappolate in un circuito che rende estremamente difficile ogni percorso di reinserimento e alimenta il rischio di recidiva.

Rispetto alle visite effettuate negli anni precedenti dispiace riscontrare una riduzione delle attività educative, formative e laboratoriali, cioè di quella dimensione trattamentale che dovrebbe rappresentare il cuore della funzione rieducativa della pena. È un arretramento che preoccupa, nonostante il prezioso lavoro svolto dall’associazione Carcere e Territorio e dall’intero mondo del Terzo settore, che potrebbero invece essere maggiormente valorizzati per rafforzare l’apertura del carcere verso l’esterno e offrire ai detenuti concrete opportunità di formazione e reinserimento”.

Servono risposte concrete. “È indispensabile aumentare gli organici della Polizia penitenziaria, oggi chiamata a operare in condizioni estremamente difficili e con una popolazione detenuta sempre più complessa, e rafforzare la presenza di educatori, psicologi, psichiatri, operatori sociali e di tutte quelle figure che possono accompagnare i detenuti in percorsi di cura, formazione e professionalizzazione - concludono Gori, Casati e Scandella -. Solo investendo sulle persone, dentro e fuori il carcere, è possibile ridurre la recidiva, migliorare la sicurezza e restituire alla pena la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione”.