di Federico Rota
Corriere della Sera, 1 marzo 2025
Presentato in carcere il libro di Ruggiero. L’attore: qui per rafforzare la vostra voce. Nessuna lezione dall’alto di un palco, ma solo un augurio. Che, nella sua semplicità, spalanca le porte su una dimensione umana che, spesso, scivola in secondo piano quando dall’esterno si riflette sulla realtà che vive chi è in un penitenziario. E che vivrà quando avrà scontato la sua pena: “Ho avuto la fortuna di coltivare le mie passioni, la musica e lo studio. Vi auguro di trovare in voi stessi le risorse per poter coltivare ciò che vi piace fare. E, in questo modo, trovare una strada, il vostro posto nella società”.
Neri Marcorè, con poche parole, riesce a raccogliere la speranza che molti detenuti del carcere Don Fausto Resmini condividono, ascoltandolo: di essere riconosciuti come persone, non solo per le colpe che li hanno condotti lì. L’attore è fra le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno voluto portare un messaggio di speranza nel penitenziario di Bergamo e nelle altre nove realtà italiane in cui verrà presentato il libro “I volti della povertà in carcere”, pubblicato da EDB, in occasione del Giubileo. Nel volume ci sono le storie di condannati e di operatori raccolte da Rossana Ruggiero nel carcere di San Vittore, accompagnate dalle fotografie in bianco e nero di Matteo Pernaselci e dalla prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi. “Non è un progetto che vuole riscoprire le povertà, ma i volti delle persone”, sottolinea Ruggiero.
E così si racconta, ad esempio, la storia di Pavel, arrivato ad Arezzo dalla Romania ancora bambino insieme alla mamma e ai suoi sei fratelli. Che, però, è finito in “compagnie brutte” in cui, pur non riconoscendosi, stava bene. E che l’hanno fatto finire dietro alle sbarre. I suoi sogni sono simili a quelli di molti: da piccolo fare il calciatore (giocava in eccellenza), oggi provare a incidere un disco. Se proprio deve sognare in grande, allora “fare l’imprenditore” come progetto a lungo termine. “Donne che volevano essere belle e presentabili. Ragazzi come voi, che abbiamo visto nelle loro attività”, dice Ruggiero.
“Vogliamo far emergere il carcere per ciò che è realmente - spiega la direttrice, Antonina D’Onofrio. Con i suoi problemi, ma anche con lo sguardo diretto verso la possibilità di riprendersi in mano la propria vita. C’è sempre una possibilità di rinascita”. Specialmente per i detenuti che hanno fra i 18 e i 25 anni: “Per far sì che guardino a un futuro di speranza, lasciandosi alle spalle fatiche e angosce”, aggiunge D’Onofrio. “C’è un forte aumento in ingresso di giovani che hanno bisogno di percorsi specifici”, nota Cristiana Primavori, responsabile dell’area trattamentale della casa circondariale. “L’attenzione è su di loro - aggiunge -, sulle loro peculiarità, per far emergere i loro interessi e aiutarli in un percorso di reinserimento sociale che sia volto all’educazione e al loro benessere”. Le dipendenze sono fra le insidie crescenti, per chi sta in carcere: “C’è un’alta percentuale. Dobbiamo accompagnarli perché cerchino di curarsi e di risolverle”, ammette Paolo Donadoni, il responsabile del Sert del carcere.
Neri Marcorè suona e canta con loro canzoni de “La buona novella” di Fabrizio De André e di Francesco De Gregori (Il bandito e il campione). E scherza con loro, ricordando che anche lui è stato in carcere, sebbene per giocare con la nazionale cantanti o per impegni professionali (recitando nel film Smetto quando voglio - Ad honorem il ruolo di Claudio Felici detto “Il Murena”): “Mi fa piacere essere qui, per rafforzare la voce di questa realtà che la società non ama vedere - dice l’attore prima di congedarsi. Fate ciò che vi piace per il gusto di farlo, non è mai tempo sprecato”.











