di Maddalena Berbenni
Corriere della Sera, 6 giugno 2024
L’11 giugno, a Bergamo, si terrà una speciale maratona, quella dei penalisti che vogliono denunciare i problemi delle carceri italiane, via Gleno compresa. Dal sovraffollamento alla mancanza di risorse, dalle 14.30 alle 16.30 in piazza Matteotti, davanti al Comune, gli avvocati terranno la loro “maratona oratoria”. L’iniziativa è promossa dall’Unione delle camere italiane, a cui aderisce la Camera penale di Bergamo “Roberto Bruni”. “Dall’inizio dell’anno 39 suicidi e 91 decessi sono stati registrati tra i detenuti delle prigioni italiane, a cui si aggiungono 4 suicidi tra il personale della polizia penitenziaria - si legge nella nota inviata alla stampa -. Il numero di persone morte all’interno degli istituti di pena del nostro Paese lascia sconcertati. Si tratta di persone affidate allo Stato, persone che tuttavia lo Stato lascia impunemente e consapevolmente in una situazione di illegalità. Celle sovraffollate e maleodoranti, in cui i detenuti dormono in letti a castello su materassini di gommapiuma a pochi centimetri dalla “turca” utilizzata da tutti, assenza o insufficienza di attività trattamentali e di personale qualificato, difficoltà nella gestione psichiatrica e sanitaria; sono solo alcuni dei principali problemi”.
Anche a Bergamo, i dati sul sovraffollamento sono impressionanti. A fine luglio 2023, quando l’associazione Nessuno tocchi Caino organizzò una visita nel carcere intitolato a don Fausto Resmini, risultò che a fronte di una capienza di 317 persone, nelle celle si trovavano 523 detenuti (pari al +170%). Cifre incredibili, che però sono la normalità. A luglio 2021, i detenuti erano 529. A giugno 2022, “solo” 487. E questo con un organico previsto sulla carta per la polizia penitenziaria di 234 agenti, mentre in servizio ce ne sono 132. Tra i principali problemi, quello legato a dipendenze e disagio psichico: allora erano stati segnalati circa 300 detenuti tossicodipendenti e il 60% di questi, quindi 180, con anche problematiche di tipo psichiatrico. Colpì moltissimo il caso di Federico Gaibotti, ma ci sono state anche altre morti silenziose.
“Lo Stato italiano - prosegue la nota dei penalisti - è chiamato rispondere di questa situazione illegale e a porvi urgente rimedio. La società civile non può più stare a guardare, né ad ascoltare bugie raccontate per rappresentare una realtà diversa dalla drammatica e costante violazione dei diritti umani in atto. I mezzi di informazione non conoscono o non sono nella posizione di dire la verità, una verità che noi avvocati delle Camere Penali conosciamo direttamente, toccandola con mano quotidianamente, frequentando personalmente quelle carceri. Per questo tocca a noi dare voce a chi non ha voce, tocca a noi dire basta, tocca a noi dire allo Stato italiano di intervenire per fermare questo scempio. Perché in uno Stato che ha abolito la pena di morte non sia legalizzata la morte per pena”.










