di Andrea Carullo
Corriere della Sera, 5 luglio 2025
Per i progetti del 2025 mancano 50 mila euro: lanciata la raccolta fondi. “Non ho mai visto una situazione come quella che c’è oggi in carcere”. A parlare è Valentina Lanfranchi, presidente onoraria e garante dei detenuti dell’associazione Carcere e Territorio di Bergamo: “Ogni giorno è peggio - racconta -: sovraffollamento, risse, aggressioni, fenomeni di autolesionismo, e adesso rischiamo di perdere anche gli unici strumenti alternativi alla reclusione che abbiamo come i tirocini curriculari. Noi cerchiamo di aiutare, ma a causa di mille vincoli e modalità gestionali non ci stiamo riuscendo”.
L’associazione da oltre 40 anni si impegna per ridurre la necessità della detenzione promuovendo misure alternative come le borse lavoro. Misure che quest’anno, però, rischiano di venire sospese. “Siamo solo a giugno, ma le risorse per sostenere i tirocini sono già finite - dichiara il presidente dell’associazione, Fausto Gritti -. Abbiamo bisogno di 50 mila euro per portare a termine i progetti di quest’anno, ci serve che ognuno faccia la sua parte. Altrimenti, il rischio è che si determini una forma di detenzione sociale: si resta in carcere perché non si ha casa e, soprattutto, lavoro”.
Da inizio anno l’associazione ha preso in carico e avviato al lavoro 77 persone. Per ognuna di queste sono stati avviati tirocini curriculari in collaborazione con il Consorzio Mestieri Lombardia e sono state erogate delle borse lavoro del valore di 350 euro per il tempo parziale e 500 per il tempo pieno, comportando nel primo semestre del 2025 una spesa complessiva di 151.500 euro, di cui 71.525 coperti dai fondi ottenuti dai progetti, e 79.975 con finanziamento totale o parziale di enti o aziende. A partire da settembre, però, l’associazione non sarà più in grado di coprire i costi dei tirocini, se non quelli sostenuti interamente dai soggetti ospitanti. “Ciò significa, per molte persone, ricadere in un vortice di disperazione - continua Gritti. Interrompere un tirocinio vuol dire rientrare immediatamente in carcere”.
Motivo che ha spinto l’associazione, per la prima volta, a lanciare un grido d’aiuto esteso anche alla cittadinanza: “Per far fronte a questa situazione avanziamo tre proposte: in primis lanciamo una raccolta fondi rivolta a tutti i cittadini, finalizzata esclusivamente al sostegno delle borse lavoro attraverso donazioni fiscalmente deducibili; poi chiediamo a ciascuno dei 14 ambiti socio assistenziali di farsi carico delle borse lavoro riferite a soggetti residenti nei rispettivi territori, magari attingendo al fondo grave marginalità; infine, sollecitiamo uno sviluppo maggiore delle possibilità assuntive nelle aziende profit, perché gran parte dell’inserimento avviene solo con enti locali che se ne fanno carico oppure con le cooperative sociali”.
Per Luigi Gelmi, vicepresidente di Carcere e Territorio di Bergamo, si tratta di un periodo di crisi da cui “si può uscire facendo un passo avanti, oppure che può affossarci. I temi principali sono quelli della casa e del lavoro, due temi fondamentali per il reinserimento in società perché è dimostrato che il rischio di recidiva, se si è compiuto un lavoro durante la detenzione, diminuisce drasticamente. Cerchiamo perciò di sollecitare tutti gli ambiti del territorio affinché si parli della questione, che sia a livello del singolo privato oppure a livello aziendale”. Chi fosse interessato a partecipare alla raccolta fondi può versare con bonifico a favore dell’associazione Carcere e Territorio di Bergamo APS alle coordinate bancarie: IT74L0538752480000042605981.











