Corriere della Sera, 12 ottobre 2024
Da 4 a 12, solo due donne. Studiano da Giurisprudenza a Filosofia. La direttrice: “Opportunità per iniziare una nuova vita”. Il primo laureato sarà proclamato a dicembre, e continuerà a essere uno studente perché si è iscritto a uno dei corsi di laurea magistrale promossi dall’Ateneo. È uno degli studenti del Polo universitario penitenziario, creato dall’Università degli Studi, che salgono da 4 a 12. Non tantissimi rispetto ad altre carceri ma comunque triplicati e da contestualizzare nella specificità dell’istituto Don Resmini destinato a persone sottoposte alla misura cautelare e non per scontare pene definitive. Due sono donne e 10 sono maschi. I corsi di laurea prescelti sono Economia Aziendale, Giurisprudenza, Diritto per l’impresa nazionale e internazionale, Filosofia, Psicologia, Scienze dell’educazione, Ingegneria delle tecnologie per l’edilizia.
“L’istituzione del Polo penitenziario dell’Università di Bergamo all’interno della Casa Circondariale è un’opportunità formativa per le persone detenute che vogliano completare o semplicemente arricchire il proprio percorso di studi, è una scelta consapevole per una possibilità di maturazione e crescita personale - commenta la direttrice del carcere Antonina D’Onofrio -: è un’occasione per aprirsi alla società, un valore che permette di “guardare” con occhi diversi se stessi e il mondo che ci circonda; un’opportunità per iniziare un nuovo percorso di vita all’insegna dell’espressione di “legalità” e della “cultura” ma anche del valore dell’ “umanità”, perché la cultura è attenzione alla persona e ai valori di cui ciascuno è portatore; la cultura è “umanità”. Ringrazio il Magnifico Rettore, Prof. Sergio Cavalieri per la proficua collaborazione instaurata con questa direzione che nel corso dell’anno accademico 2024/2025 ha permesso a 12 detenuti di iscriversi a percorsi universitari che consentono loro attraverso l’elemento trattamentale dell’istruzione la maturazione della propria persona in termini di rieducazione e di reinserimento sociale”.
“L’Università offre a questi detenuti una concreta possibilità di apprendimento, abbattendo quelle barriere che nella quotidianità esistono per chi sia iscritto da detenuto - spiega il rettore di Unibg Sergio Cavalieri. E questo anche nella quotidianità, ad esempio, nel reperimento dei libri di testo, che siamo riusciti a garantire quasi interamente a titolo gratuito. Ciò in linea con l’idea di un’Università che vuole offrire il proprio contributo al progresso sociale, alla piena dignità di chi ha commesso un reato e sta vivendo un percorso di recupero in vista di un riscatto, di una vita diversa al termine della detenzione. Il nostro - ricorda è un forte impegno rivolto al sociale nel segno di una consapevole responsabilità collettiva, che tiene insieme didattica, ricerca, terza missione”. “Diversamente dai precedenti anni - ricorda la professoressa Anna Lorenzetti, delegata del rettore al Polo universitario penitenziario e docente di diritto costituzionale - vi è una maggiore varietà di iscrizione ai corsi universitari e grazie alla preziosa collaborazione degli uffici e dei docenti coinvolti stiamo attivando percorsi di sostegno mirati, sotto forma di tutorati”.










