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di Federico Rota

Corriere della Sera, 12 giugno 2024

Dopo il carcere s’era costruito una famiglia. Non ha sopportato l’idea di tornarci. La maratona oratoria degli avvocati penalisti per sensibilizzare sulle condizioni carcerarie: sovraffollamento, carenza di organici, restrizioni eccessive, suicidi. Le misure alternative per scontare una pena ci sono, ma il numero dei detenuti non diminuisce: in via Gleno sono 538 per 319 posti. L’aggiornamento, in questo caso drammatico, arriva per voce dell’avvocato Andrea Cavaliere, componente della giunta dell’Unione delle Camere penali italiane. Dall’inizio dell’anno i suicidi in carcere “non sono più 39. Stamattina sono saliti a 40 perché a Ferrara si è tolto la vita un altro detenuto”. Un fenomeno diffuso in tutta Italia, non nuovo, ma le cui proporzioni assumono i contorni di “emergenza sociale”, sottolinea Enrico Pelillo, presidente della Camera penale di Bergamo “Roberto Bruni”.

L’occasione è la speciale maratona “oratoria”, organizzata dai penalisti per denunciare i problemi delle carceri italiane. Dal sovraffollamento alla carenza degli organici, toccando anche aspetti che toccano da vicino la politica e l’amministrazione della giustizia. “È una situazione esplosiva - continua Pelillo -. Uno Stato di diritto non può permettersi di mantenerla tale. Nel momento in cui una persona viene privata della propria libertà e tradotta in una struttura carceraria lo Stato lo prende in carico. E quindi deve anche occuparsi di mantenere la sua salute e incolumità”.

Criticità da cui il carcere di via Gleno non è esente. Rispetto al sovraffollamento i posti regolamentari sono 319, ma i detenuti oggi sono 538. Fortunatamente, segnala Valentina Lanfranchi, garante dei detenuti, quest’anno nel carcere di Bergamo nessuno si è tolto la vita: “Finora non ci sono stati suicidi e questo ci consola. Non c’è stato neppure alcun decesso”. Diverso è il caso dell’anno scorso, quando erano avvenuti 3 decessi e 2 suicidi. L’anno prima le morti in carcere erano state 4, riferisce sempre Lanfranchi, ma senza alcun suicidio. Morti silenziose, così come quelle di chi si toglie la vita prima che alle sue spalle si chiudano le porte di una cella. È la storia di Valentino, suicidatosi a 69 anni prima di scontare una nuova condanna tra le mura di un penitenziario: “Il carcere lo conosceva, si era ricostruito una vita e cercava di rigare dritto. Non era più in grado di ricominciare una vita dietro alle sbarre alla soglia dei 70 anni - racconta il suo legale Daniela Serughetti -. Due giorni dopo ricevo la telefonata dal maresciallo della caserma del suo paese. Valentino non è mai rientrato nella statistica dell’associazione Antigone, è tra coloro nel 2022 si tolsero la vita nella società esterna. Dopo due anni mi chiedo ancora perché scelse di non chiamarmi, i figli o la compagna per spiegare almeno a loro cosa stesse vivendo”.

Nel suo intervento, Cavaliere pone l’accento anche sulla necessità di approvare la proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale: “Sarebbe una goccia nel mare, ma diminuirebbe il sovraffollamento che in alcune carceri è ingestibile. A Brescia ha superato il 200%, così come a San Vittore”. Pia Locatelli, già europarlamentare e oggi presidente della Fondazione Zaninoni, si concentra invece sulla circolare del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che limita gli orari di apertura delle celle: “Così i detenuti devono restarci fino a 20 ore al giorno. La vita si è fatta ancor più pesante”. Questo perché a organici carenti e celle piene, si somma un’altra variabile: “Il 40% dei detenuti a Bergamo ha problemi psichici e dipendenze. Le restrizioni aumentano questo disagio e non mettono in sicurezza neppure la polizia penitenziaria”, evidenzia Fausto Gritti, presidente dell’associazione Carcere e territorio, ribadendo l’importanza delle pene alternative. “Nel 2023 cento persone hanno avuto un’occasione di lavoro fuori dal carcere. Non abbiamo bisogno di nuove carceri, ma di una giustizia veloce”.

La Provincia di Bergamo l’anno scorso ha stretto una convenzione con il carcere dare la possibilità ai detenuti di effettuare ore di servizio sul territorio. “Ahimè da pochi mesi è stato congelato, non per volontà dell’amministrazione provinciale - osserva il presidente Pasquale Gandolfi -. Ci auguriamo che possa riprendere”.

Ad oggi sono più di duemila gli utenti in carico all’Ufficio per l’esecuzione penale esterna (Uepe) di Bergamo: “Sono 744 gli affidati, 132 i detenuti domiciliari, più di 400 le messe alla prova, più di 350 i lavori di pubblica utilità e ora arrivano i programmi Cartabia - riferisce Lucia Manenti, responsabile dell’Uepe. Il ventaglio delle misure per scontare una pena si è decisamente ampliato”. Tuttavia, il numero dei detenuti non diminuisce. “Dobbiamo dare piena attuazione alle misure alternative - rimarca Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli avvocati -. La detenzione deve essere usata solo quando è necessaria”.

Accanto alle misure alternative, ci sono percorsi di reinserimento sociale che passano anche attraverso attività culturali. Ad esempio, attraverso laboratori teatrali: “Pochi lo sanno - cita Alessia Solombrino, Gip al tribunale di Bergamo -, ma i detenuti che partecipano a esperienze teatrali hanno un tasso di recidiva del 6%, a fronte del 60-70% della media nazionale”.