sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Rocco Vazzana

Il Dubbio, 3 giugno 2024

Matteo Salvini e Luigi Di Maio non sono i primi a tuffarsi a bomba su questa storia. A intuire prima di tutti le potenzialità propagandistiche della vicenda è Giorgia Meloni. Mentre Casa Pound lancia l’hashtag #parlatecidibibbiano. La tempesta perfetta di Bibbiano arriva nell’estate del 2019, un mese dopo le Europee che decretano il trionfo di Matteo Salvini: la Lega col 34,3 per cento è di gran lunga il primo partito italiano. A Palazzo Chigi siede l’ancora insipido avvocato del popolo Giuseppe Conte. Il “capitano”, oltre a giocare ai porti chiusi dalla tolda di comando del Viminale è anche vice premier, insieme Luigi Di Maio, l’uomo forte del Movimento 5 Stelle.

Sono questi ultimi a tenere in mano i fili del governo. Più che due vice, Salvini e Di Maio somigliano ai due tutori del presidente del Consiglio. Nemico giurato, per entrambi, è il Partito democratico. Ma i grillini dalle Europee escono parecchio ridimensionati (17,1 per cento) rispetto al bagno di consensi delle Politiche 2018, e cercano una nuova crociata che possa ridare fiato alle trombe un po’ spompate del M5S.

L’occasione per ridare forza alla propaganda populista arriva all’improvviso da Bibbiano, paesino della Val d’Enza, dove la Procura di Reggio Emilia ha acceso i riflettori (e fatto partire le gran casse) per un presunto giro di affidi sospetti. È l’inchiesta “Angeli e demoni” che prende di mira la rete dei servizi sociali, accusati di un crimine infamante: allontanare alcuni bambini dalle proprie famiglie per darli in affido ad amici e conoscenti. E così, il 27 giugno del 2019, 24 persone vengono iscritte nel registro degli indagati. Per 16 scattano le misure cautelari: tra loro, Andrea Carletti, sindaco del Partito democratico di Bibbiano. Ora ci sono tutti gli ingredienti per montare la panna e chiunque abbia un interesse politico nella vicenda si butta a pesce. Del resto, da lì a qualche mese (a gennaio 2020) si voterà anche per rinnovare Giunta e Consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Salvini, col vento in poppa certificato dalle Europee, spera nel colpaccio: battere Bonaccini e far sventolare la bandiera di Alberto da Giussano dal pennone dell’ultima roccaforte rossa rimasta in Italia. Impossibile resistere alla tentazione di un assist così ghiotto, in barba a qualsiasi principio di presunzione d’innocenza professato a targhe alterne dal centrodestra.

Nel giro di poche settimane, l’inchiesta della Procura si trasforma nel “sistema Bibbiano”, la campagna mediatica giallo-verde è ormai partita e sui giornali non si parla d’altro. “È una vergogna che c’è ancora chi fa business sulla pelle dei bambini, andremo fino in fondo. Non avrò pace finché l’ultimo bambino non sarà a casa”, dice a fine luglio, tra la folla di Bibbiano, il “capitano” leghista, che giura di parlare col cuore di “papà”.

“Togliere i bimbi a mamma e papà deve essere l’ultima cosa. Chi ha sbagliato deve pagare doppio. I tribunali dei minori vadano nei campi rom”, aggiunge Salvini. Che pochi mesi dopo - a esperienza giallo - verde naufragata sui “pieni poteri” del Papeete - porterà addirittura Greta, una bimba presentata come vittima di quel sistema, sul palco di Pontida. E se il numero uno di via Bellerio ringhia, non può essere da meno l’ancora alleato pari grado, Luigi Di Maio, che tra le altre cose deve allontanare dal M5S il sospetto di flirtare segretamente col Pd: “Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare”, dice, con una frase che passerà alla storia (e tornerà a rimbombare poco più di un mese dopo, quando i grillini si alleeranno con i dem) prima di mettere sul piatto un’altra bufala che accompagnerà questa storia: l’elettroshock. “Col partito che in Emilia toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli, io non voglio avere nulla a che fare”, dice il capo della forza parlamentare più imponente del Paese.

Ma a dire la verità, i giallo-verdi non sono i primi a tuffarsi a bomba su questa storia. A intuire prima di tutti le potenzialità propagandistiche di questa vicenda è Giorgia Meloni. È lei a presentarsi a Bibbiano quando ancora tutto tace (o quasi) il 5 luglio del 2019. “Siamo stati i primi ad arrivare. Saremo gli ultimi ad andarcene!”, rivendica con un post sui social la futura presidente del Consiglio, che nel piccolo paese del reggiano parla addirittura di “emersione dell’ideologia gender”. Per le destre è un invito a nozze.

L’hashtag #ParlateciDiBibbiano diventa virale già a metà luglio e si trasforma nello slogan più efficace per attaccare il Pd in qualsiasi contesto pubblico. A lanciarlo in rete però non sono la Lega, il M5S o Fratelli d’Italia - che pure lo utilizzeranno abbondantemente e a lungo - ma un gruppo extraparlamentare: i “fascisti del Terzo Millennio” di Casa Pound. Gialli, verdi e neri uniti nella stessa battaglia: utilizzare i bambini per colpire gli avversari politici.

Tanto che il 10 settembre del 2019, mentre il Senato discute sulla nascita del nuovo governo Conte (nato da un accordo tra M5S e Pd!), l’esponente leghista e sottosegretaria ai Beni culturali Lucia Borgonzoni prende la parola e all’improvviso apre la giacca per sfoggiare una maglietta bianca con la scritta: “Parliamo di Bibbiano”. La “P” e la “D” sono rosse, per non incappare in equivoci. L’Aula resta di stucco, ma Bergonzoni continua a parlare. Il suo, del resto, non è un gesto disinteressato. È la candidata governatrice con cui Salvini è convinto di spazzare via Bonaccini dall’Emilia Romagna. La storia andrà in un altro modo, come quella giudiziaria su Bibbiano.