di Simona Lorenzetti
Corriere della Sera, 7 agosto 2024
Stava facendo lo sciopero della fame e più volte aveva chiesto di lasciare il carcere di Biella ed essere trasferito nel penitenziario in cui viveva precedentemente, più vicino ai propri familiari. Lunedì sera si è impiccato nella propria cella. A.S. aveva 55 anni, era di origine albanese ed era rinchiuso nel padiglione che ospita i cosiddetti sex offender: avrebbe finito di scontare la condanna nel 2034. Con la sua morte salgono a 64 i suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno, almeno 21 in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Un triste e drammatico elenco al quale vanno aggiunti i 7 agenti della polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. Numeri che raccontano, ancora una volta, come gli istituti di pena sparsi sul territorio nazionale stiano vivendo una crisi senza precedenti.
Il 55enne albanese aveva trascorso un periodo di detenzione nel carcere di Vercelli, poi era stato trasferito a Biella: un istituto troppo lontano dai parenti, che non riuscivano a fargli visita come avrebbero voluto. Per questo aveva chiesto di essere riportato nel precedente istituto. E perché la sua istanza venisse ascoltata, aveva iniziato lo sciopero della fame. Era monitorato e le sue condizioni di salute erano sotto controllo. Nei giorni scorsi era stato portato in ospedale e sottoposto a una visita psichiatrica per valutare il suo stato mentale. Nulla lasciava presagire un gesto estremo: secondo i medici, il 55enne non era a rischio suicidio. Lunedì sera si è impiccato: gli uomini della polizia penitenziaria lo hanno soccorso, ma per l’uomo non c’era più nulla da fare.
Il tragico epilogo di Biella è l’ennesimo di una serie di casi che, secondo sindacati e associazioni, sarebbero più di quelli ufficialmente dichiarati. Per Antigone sono 64 i suicidi che si contano dall’inizio anno e “dal 1992 ad oggi solo in tre momenti, a fine anno, si erano registrati numeri più alti”: lo spiega il presidente dell’associazione Patrizio Gonnella, che parla di “un sistema penitenziario al collasso tra suicidi, sovraffollamento e proteste”.
Critiche arrivano anche dal segretario del Sindacato di polizia penitenziaria (Spp) Aldo Di Giacomo: “Al cosiddetto conteggio ufficiale bisogna considerare, ad oggi, i 21 decessi le cui cause sono ancora in corso di accertamento, molti dei quali noi sosteniamo siano per inalazione di gas. La prima cosa che chiediamo all’amministrazione penitenziaria è proprio un’operazione-verità per superare quella cifra ignota che ha un forte peso di inciviltà”.
Per il segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp) Leo Beneduci si tratta di “un disastro che non ha precedenti nella storia penitenziaria del Paese in termini di suicidi in meno di otto mesi, di cui sette anche tra il personale. A questa emergenza si somma quella delle rivolte orchestrate con precisione militare grazie a una rete sommersa di smartphone”. Le ultime due sommosse sono avvenute a Torino: al minorile Ferrante Aporti e al Lorusso e Cutugno. Le rivolte si sono verificate lo stesso giorno e alla stessa ora: per gli inquirenti i due eventi sono collegati.











