di Mauro Zola
La Stampa, 25 marzo 2023
Le guardie con manganelli e guanti erano circa dieci, mi hanno gettato a terra, spogliato nudo e manganellato. Nel carcere di Biella si sarebbe usato abitualmente un “metodo punitivo” operando in un “clima di generale sopraffazione”. Questa la tesi della Procura che ha portato alla richiesta di sospensione per 23 agenti della penitenziaria (il vicecomandante è già da febbraio agli arresti domiciliari) accolta dal gip che ha trovato nella ricostruzione fornita dalle indagini “precisi elementi di sostegno”.
È un racconto drammatico quello che emerge dalle testimonianze dei tre detenuti coinvolti nei presunti pestaggi, a cui fanno da contraltare quelle degli agenti di tenore opposto. L’episodio ritenuto più esplicito riguarda il caso di un giovane detenuto di nazionalità marocchina, a cui sono state bloccate le gambe con del nastro adesivo. Il tutto ripreso dalle videocamere. Secondo gli agenti “doveva essere contenuto, per evitare che continuasse a compiere gesti auto lesivi anche gravi”. Da lì la decisione di legarlo. “Scalciava in modo incontrollato con forza inaudita. Si sono avvicinati per farlo calmare ma era in piena crisi psicomotoria”.
Nella sua ricostruzione invece dopo un diverbio “mi hanno lasciato dentro la cella da solo, prima non mi avevano toccato. Allora ho iniziato a gridare e a dare due calci alla porta del bagno per richiamare l’attenzione. A quel punto mi ammanettano dietro la schiena, io chiedevo spiegazioni ma hanno iniziato a darmi degli schiaffi in faccia prendendomi sotto la gola e dicendo “ti rovino sei solo un delinquente”, sferrandomi calci”.
Avrebbe quindi iniziato a colpire con la testa il vetro della finestra. “Mi ritirano fuori e mi legano le caviglie. Poi però non mi hanno picchiato più, perché forse si erano stancati. Piangevo di brutto, anche adesso se ci penso mi viene da piangere”. Il secondo episodio riguarda un detenuto georgiano arrestato per furto. “Stavo malissimo perché tossicodipendente ed ero in astinenza. Un detenuto è venuto portandomi della sostanza, voleva 50 euro ma non li avevo, mi ha detto di dargli la fede cosa che non ho fatto, e che in carcere c’era tutto quello che serviva fumo, eroina”.
Secondo il verbale interno, impugnando una penna avrebbe afferrato per il collo un agente, nella sua testimonianza ha sostenuto che l’avrebbe soltanto toccato su di un braccio per attirarne l’attenzione. “Ho buttato un cestino a terra, so di aver sbagliato, dopo cinque minuti sono arrivate le guardie con guanti e manganello erano circa dieci, mi hanno gettato a terra, spogliato nudo e manganellato, trascinato a forza e continuato a picchiarmi, pensavo di morire. Gli ho urlato ricordatevi di Floyd ma loro hanno continuato. Non riuscivo a respirare perché avevo un ginocchio sul collo”.
Nel carcere di Ivrea dove è stato trasferito gli è stato riscontrato un disturbo post traumatico. Il terzo detenuto, anche questo di nazionalità marocchina, considerato molto pericoloso per una lunga serie di aggressioni, dovendo essere trasferito sarebbe stato circondato da “otto o dieci con scudi (che però nel video non ci sono, ndr) e manganelli. Mi portano in cella e cominciano a darmi manganellate in testa, mi hanno fatto abbassare i pantaloni, mi colpivano ovunque. Questa cosa è durata dieci minuti perché non ho reagito. Ero ammanettato davanti e rivolto verso il muro, cercavo di chiudermi a chioccia ma loro mi colpivano. Speravo solo che finisse tutto il prima possibile”.











