di Mauro Zola
La Stampa, 12 luglio 2026
L’ennesima crisi poco dopo la visita del parlamentare Fornaro e di una delegazione Pd. Problema risolto solo in serata. La visita del deputato piemontese Federico Fornaro nel carcere a Biella era finita da nemmeno un’ora quando, venerdì pomeriggio, si è verificata l’ennesima emergenza di questi giorni segnati dalle trasgressioni dei detenuti. In questo caso, quelli che occupano un piano del vecchio padiglione si sarebbero rifiutati di rientrare in cella. In molti avrebbero esagerato con il “gin del carcerato”, il liquore autoprodotto in gran quantità all’interno delle celle, macerando frutta e chissà che altro. È iniziata a quel punto una serrata trattativa con la direzione e soltanto alle 19 i detenuti hanno accettato di rientrare nelle proprie celle.
Immediata la reazione dei sindacati della polizia penitenziaria di fronte all’ennesima emergenza. “Le carceri del distretto sono ormai allo sbando - attacca Leo Beneduci del sindacato Osapp. A fronte di una situazione che peggiora di giorno in giorno, il silenzio del capo del Dap, del vice capo del Dap e del provveditore regionale è assordante. Le donne e gli uomini della polizia penitenziaria sono stati lasciati completamente soli. Mentre negli uffici si lavora con l’aria condizionata, il personale continua a garantire il servizio in reparti che, con il caldo di questi giorni, sono diventati vere e proprie fornaci. È una situazione indegna e intollerabile”.
Dal canto suo Fornaro ha rilevato come “Quello di Biella è diventato il secondo carcere del Piemonte e non è più una casa circondariale dove ci sono detenuti con pene fino a 5 anni, se ne sono aggiunti altri con pene da scontare di venti o trent’anni”. Dal punto di vista dei numeri “in questo momento ci sono 586 detenuti, una sessantina dei quali arrivati da Alessandria, di cui quasi la metà stranieri e 535 condannati a titolo definitivo: il che conferma il cambiamento in atto della natura del carcere. Per la Penitenziaria la carenza è del 7 per cento, ma bisogna essere realistici, si parla di una dimensione di pianta organica, quelli realmente in grado di coprire i turni sono molti meno. Lo denunciano anche i sindacati. Ci sono situazioni anche peggiori, ma questa era una struttura pensata per 350, in neanche due anni si è sfiorato il limite teorico dei 630, a cui ci stiamo avvicinando”.
Fornaro era accompagnato dalla consigliera regionale Emanuela Verzella e da Rita De Lima e Greta Cogotti del Tavolo Welfare del Pd. “Sul carcere - spiegano - manca la collaborazione con il Comune. Alcuni progetti sono fermi per mancanza di risorse. La presenza di ristretti con lunghe condanne rende difficile coinvolgerli. Si potrebbe farlo per le piccole e grandi manutenzioni, con il lavoro al vicino cimitero, a Chiavazza o Pavignano. O, ancora, per la manutenzione del verde. Certo per avviarli ci vogliono volontà politica e una progettualità che l’amministrazione non sembra in grado di esprimere”.










