sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Corriere di Torino, 31 agosto 2026

Aveva 23 anni, era egiziano e si trovava detenuto nel carcere di Biella. Ieri a mezzogiorno è stato trovato senza vita nella sua cella. Avrebbe scelto di farla finita usando un cappio ricavato da alcune garze, ricevute per medicare delle ferite che si era provocato in precedenti atti di autolesionismo. E, quando è stato rinvenuto, per lui non c’era più nulla da fare. “Con il 30 per cento di polizia penitenziaria in meno negli istituti rispetto a quanto servirebbe, continueremo ad assistere a drammi inaccettabili - sostiene Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp. Le carceri italiane sono ormai al completo sfascio e nella più totale disorganizzazione, servono interventi immediati”.

A confermare la tesi quanto successo nel carcere di Torino giovedì, poco dopo le 13, dove un litigio tra due gruppi di detenuti è finito con quattro persone aggredite e un ricovero in ospedale. Uno scontro tra albanesi e marocchini che ha visto coinvolti anche gli agenti della polizia penitenziaria, spinti e strattonati a più riprese.

“In troppi casi i detenuti non riconoscono più l’autorità e le regole dell’istituto - commenta Beneduci - non stiamo parlando di una semplice lite tra detenuti. Un gruppo di persone ha superato dei cancelli, ha spinto e strattonato il personale e ha raggiunto un’altra sezione, dove altri detenuti sono stati violentemente aggrediti. Uno di loro è finito in ospedale. È una situazione che non può essere normalizzata, siamo preoccupati. La violenza che si è scatenata e l’arroganza dimostrata in questa circostanza avrebbero potuto avere conseguenze ancora più drammatiche: poteva scapparci il morto”.