di Mauro Zola
La Stampa, 12 febbraio 2023
Venerdì mattina sono stati sentiti 7 degli agenti della Polizia penitenziaria coinvolti, a vario titolo, nel caso delle torture nel carcere di Biella. Il gip Valeria Rey, infatti, prima di pronunciarsi sulle richieste di sospensione dal servizio fatte dalla Procura, ha voluto interrogarli tutti: sono quindi sfilati, accompagnati dai rispettivi avvocati, davanti a lei e al sostituto procuratore Sarah Cacciaguerra.
Tutti avrebbero deciso di rispondere alle domande, in modo da evitare, se possibile, la sospensione. Se saranno stati convincenti lo si saprà nei prossimi giorni: il giudice per le indagini preliminari ne avrebbe cinque per decidere.
C’è un comprensibile malumore tra gli indagati, ventotto compreso il commissario, l’estate scorsa vice comandante della penitenziaria, poi trasferito subito dopo la sanzione disciplinare, che l’aveva colpito insieme ad alcuni agenti per il caso del detenuto a cui sono state legate le gambe con il nastro adesivo, cosa vietata dall’Ordinamento penitenziario.
È l’unico per cui il gip abbia accolto la richiesta di misura cautelare, che l’ha raggiunto a Palermo dove si trova distaccato e da dove per il momento non si muoverà. Sarebbe comunque stato sentito per via telematica, pare abbia deciso di non rispondere alle domande ma sulla questione in Procura le bocche restano cucite.
Quel che lamentano gli agenti è di essere finiti nei guai per una pratica che, pur non regolare, non avrebbe alternative. Il detenuto in questione, 23 anni, dopo aver tentato di farsi del male sbattendo la testa contro una finestra (a questo si riferirebbero i referti medici), avrebbe continuato ad agitarsi anche dopo essere stato ammanettato. Bloccargli le gambe sarebbe stato quindi necessario. Prima sarebbe anche stato chiesto l’intervento del medico, che in effetti è stato ripreso dalle telecamere.
Resta la questione delle presunte botte ricevute quando già erano in cella e quindi non inquadrati, anche se qualche dettaglio, come il ginocchio sulla schiena con cui un agente avrebbe spinto a terra l’uomo, lo si vede. Il detenuto georgiano ha presentato per questo il referto di uno psicologo, avrebbe riportato un trauma che non gli permette di frequentare altre persone nel carcere in cui si trova adesso. Tutti e tre i coinvolti hanno firmato una regolare denuncia.
Coinvolti direttamente nei tre casi sarebbero una mezza dozzina di agenti, gli altri perlopiù avrebbero visto e non sarebbero intervenuti per bloccare i colleghi. Probabile che molti abbiano spiegato l’indolenza con la presenza del vicecomandante che dirigeva le operazioni.









