di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 14 agosto 2020
Nauseati dalla repressione, uomini delle forze speciali hanno gettato la divisa nei cassonetti e preso le distanze dai loro colleghi che stanno eseguendo gli arresti e i pestaggi. Attese sanzioni Ue.
Aleksandr Lukashenko, il padre e padrone della Bielorussia è seriamente preoccupato per gli ultimi avvenimenti nel suo Paese. Mentre per il quinto giorno migliaia di manifestanti occupano pacificamente le vie della città, sono altri i fatti che sembrano più gravi per le autorità.
Le dimissioni di alcuni agenti di polizia, le immagini di ex membri delle truppe speciali che gettano la divisa nella spazzatura ma soprattutto la preoccupazione di Mosca che denuncia "interferenze esterne". E questo tipo di linea del Cremlino ha costituito in altre circostanze (vedi la Crimea) la premessa di un "approfondito interessamento", più o meno diretto. Una seria "preoccupazione" è stata espressa nel pomeriggio dalla portavoce del ministero degli esteri russo. Qualcuno, è la tesi di Mosca, sta cercando di destabilizzare il paese.
Forse proprio di fronte alla pressione che arriva tanto dalla Russia quanto dall'Unione Europea che potrebbe imporre nuove sanzioni nelle prossime settimane, sembra che il presidente bielorusso abbia deciso di tenere un po' a freno i responsabili della repressione di questi giorni. Una nuova catena umana per le strade di Minsk non è stata interrotta con brutalità dalle forze dell'ordine, mentre alcuni dei manifestanti arrestati sono stati rilasciati. Alcuni agenti in servizio hanno presentato le dimissioni in dissenso con le direttive ricevute dall'alto. Un capitano, Yegor Emelianov di Novo Polozk, è stato convocato nella sua ex stazione di polizia dove è stato fermato e messo sotto accusa per una violazione amministrativa.
Su internet sono poi comparsi numerosi video di ex spetsnaz, gli uomini delle truppe speciali, che nauseati per la repressione, gettano la divisa nei cassonetti e prendono le distanze dai loro colleghi che stanno eseguendo gli arresti e i pestaggi. Un altro agente, Ivan Kolos, non si è dimesso ma ha scritto di non essere più disposto a obbedire a questo tipo di ordini e ha lanciato un appello ai suoi colleghi: "Abbiamo giurato di difendere il popolo bielorusso ma invece stiamo difendendo gli interessi di una persona che ha preso il potere con la forza ed ora non ha il coraggio di porre fine agli spargimenti di sangue consegnando il potere al popolo". Ivan ha aggiunto che da ora prenderà ordini solo dalla Tikhanovskaya che considera il presidente legittimo del paese e ha invitato i suoi colleghi a fare altrettanto.










