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di Giuseppe Agliastro

La Stampa, 28 luglio 2024

Berlino si indigna: “Non è tollerabile”. La dittatura di Lukashenko è tristemente nota per il disprezzo dei diritti umani e le “confessioni” strappate con la violenza. Un uomo in lacrime, rinchiuso in una cella angusta, che con la voce spezzata dall’angoscia si appella al dittatore Aleksandr Lukashenko affinché gli conceda la grazia. La tv di Stato bielorussa ha mandato in onda un video che ha subito suscitato un’ondata di indignazione. Prima di tutto nel governo di Berlino. Il giovane ripreso dalle telecamere - assicurano i media internazionali - è infatti un cittadino tedesco a cui il regime bielorusso ha riservato la più terribile delle pene: la condanna a morte. Una condanna dietro la quale si agitano le tensioni tra l’Occidente e il regime di Minsk, noto per le torture e le detenzioni politiche, e a sua volta stretto alleato di quello di Putin. E non sono pochi gli osservatori che in questa bieca spettacolarizzazione del dolore vedono un messaggio di Lukashenko alla Germania per un possibile scambio di detenuti che coinvolga anche il Cremlino.

I giornali internazionali identificano l’uomo come un trentenne che in passato ha lavorato come operatore sanitario della Croce rossa tedesca. Il filmato è costruito dal regime in modo da cercare di farlo apparire colpevole nonostante non ci siano prove certe contro di lui. Il giovane sostiene di essere entrato in Bielorussia lo scorso autunno su ordine dell’intelligence ucraina. Afferma di aver fotografato dei siti militari e di aver fatto esplodere un ordigno su una linea ferroviaria vicino Minsk.

“Mi pento ogni singolo secondo. Posso ritenermi fortunato che nessuno sia stato ucciso o ferito”, dichiara, accusando il governo tedesco di averlo “abbandonato completamente”. Poi afferma di aver commesso “il più grande errore” della propria vita e sostiene di ammettere la propria “colpevolezza”.

Il video di 17 minuti viene quindi presentato dalla propaganda di Lukashenko come una sorta di confessione. Ma la realtà è molto più complessa. Il racconto del cittadino tedesco finito nelle mani della dittatura bielorussa non è verificabile e il regime non ha presentato prove, processandolo tra l’altro in segreto. Inoltre - e questo è un punto fondamentale - l’uomo è evidentemente in uno stato di forte pressione, di coercizione, e le autorità bielorusse sono tristemente note per le accuse inventate di sana pianta, per il loro disprezzo dei diritti umani e per le innumerevoli “confessioni” strappate con la violenza, sia fisica sia psicologica.

“Il modo in cui il regime bielorusso ha messo in mostra in televisione il cittadino tedesco non è tollerabile”, ha denunciato la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, mentre la portavoce della diplomazia di Berlino, Kathrin Deschauer, ha accusato la tv bielorussa di aver violato “la dignità” della persona ripresa dalle telecamere.

Secondo l’ong Viasna, il cittadino tedesco sarebbe stato condannato il 24 giugno, ufficialmente con sei capi d’imputazione, tra cui quelli di “terrorismo” e di “attività mercenaria”. Ma alcuni giornali denunciano dei punti poco chiari. La Deutsche Welle per esempio sostiene che, secondo la corte, l’uomo sarebbe entrato in Bielorussia il 2 ottobre come turista “con dei telefoni e un drone”, ma la legge locale vieta ai singoli individui di far entrare droni nel Paese e i controlli alla frontiera sono particolarmente severi. Un gruppo di oppositori bielorussi sentito dalla testata Meduza sospetta inoltre che l’esplosione sia stata in realtà organizzata dal Kgb, cioè dai servizi segreti che in questo Paese hanno mantenuto il vecchio nome sovietico.

La situazione resta insomma piuttosto confusa. Ma c’è chi pensa che il vero obiettivo di Minsk sia quello di includere il cittadino tedesco nelle trattative per possibili scambi di detenuti tra Russia e Occidente. Mosca è infatti accusata di prendere di mira cittadini di Paesi occidentali, americani in particolare, per usarli come “pedine di scambio” per il rilascio di cittadini russi detenuti in Occidente. Minsk la settimana scorsa ha dichiarato che Germania e Bielorussia “stanno tenendo delle consultazioni” e ha inoltre affermato di aver “proposto delle soluzioni concrete” al governo di Berlino. Quali non si sa. Putin mesi fa ha però lasciato intendere di volere la liberazione di Vadim Krasikov: un presunto ex agente dei servizi russi in carcere in Germania con l’accusa di aver ucciso un ex comandante dei separatisti ceceni. L’oppositore bielorusso Pavlo Latushko ipotizza un possibile scambio che includa Krasikov e il cittadino tedesco. Quest’ultimo però adesso si trova nel braccio della morte del regime di Lukashenko e non si può non temere per la sua vita.