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di Alessandro Fioroni

 

Il Dubbio, 10 settembre 2020

 

Arrestato il difensore dei diritti Maxim Znak. Una dopo l'altra, come le pedine di un domino, le figure più importanti dell'opposizione a Alexandr Lukashenko, stanno cadendo nelle mani del regime. Imprigionate o costrette all'esilio mentre nel paese si susseguono manifestazioni di protesta al momento senza che il potere del presidente ne risulti scalfito.

A sole 48 ore dall'arresto e il tentativo non riuscito di espulsione di Maria Kolesnikova (rapita e portata al confine con l'Ucraina) ieri è stata la volta di Maxim Znak, l'ultimo dei 7 membri del Consiglio di coordinamento, l'organo istituito dall'opposizione per sovrintendere a un eventuale trasferimento di potere dopo le elezioni, ufficialmente vinte da Lukashenko ma secondo la sfidante Svetlana Tsikanovskaya macchiate da pesanti brogli. Il coordinamento è sempre stato considerato dal presidente come un attentato alla sicurezza nazionale.

Il 39enne Znak è un avvocato che in precedenza ha lavorato a fianco dell'altro candidato alla presidenza costretto all'esilio, Viktor Babaryko. Le circostanze del suo arresto sono state raccontate alla stampa da un collaboratore del legale, Gleb German. Ieri Znak avrebbe dovuto prendere parte a una videoconferenza ma ben presto si è capito che non sarebbe riuscito ad intervenire.

Quando è stato chiamato dagli altri l'avvocato si è limitato ad una breve comunicazione dicendo "qualcuno è arrivato" e poi ha riattaccato. Particolare inquietante è una porzione di un messaggio che sarebbe riuscito ad inviare nel quale è stata digitata solo la parola "maschere". Si ritiene che questo sia un riferimento alle coperture per il viso indossate dai servizi di sicurezza bielorussi.

Altri testimoni hanno poi riferito di aver visto Znak essere condotto lungo una strada vicino ai suoi uffici da uomini travisati e in abiti civili. Sembra dunque essersi verificato quello che l'avvocato dell'opposizione bielorussa aveva paventato solo qualche giorno fa in un'intervista alla Bbc: "Fingo di essere rilassato. È un'abitudine professionale, ma in realtà sono molto preoccupato e spaventato".

Come in altri casi la polizia deve ancora commentare le notizie sulla detenzione e le modalità dell'arresto, lo stesso successo pochi giorni fa in occasione del tentativo d'irruzione nell'appartamento di Svetlana Alexievich, premio Nobel 2015 per la letteratura membro del Consiglio di coordinamento. Interrogata dagli uomini della polizia è considerata il capro espiatorio per un giro di vite su tutta l'opposizione.

Repressione che da quando sono iniziate le proteste è passata dalla violenza indiscriminata di piazza alle minacce personali con arresti selettivi di attivisti e oppositori. Come dimostra ciò che è successo martedì scorso quando la polizia ha disperso alcune centinaia di persone radunate a Minsk in solidarietà con la Kolesnikova, alla fine però gli arrestati sono stati "solo" 45 secondo quanto riporta il centro per i diritti umani di Viasna.

Sul piano internazionale la Ue ha minacciato sanzioni, si è schierata con l'opposizione ma non ha dato ancora seguito ai provvedimenti annunciati. Una postura tenuta in realtà anche da Washington che al di là della preoccupazione non ha espresso una volontà concreta di colpire economicamente Lukashenko. Quest'ultimo intanto potrebbe partire per Mosca da un momento all'altro, sul tavolo al Cremlino sembra esserci un piano di integrazione della Bielorussia con Mosca.