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di Liana Milella

La Repubblica, 13 maggio 2023

Un emendamento alla Camera scatena la protesta di Costa di Azione che definisce “indecente” la richiesta. Da Meloni stop alla separazione delle carriere perché due referendum sarebbero “un rischio”. “Indecente” twitta Enrico Costa. Che da fan di Nordio si è trasformato in un fustigatore quotidiano. Un giorno tocca al sogno, ormai destinato a rimanere tale (e vedremo perché), della separazione delle carriere; il giorno dopo alla sorpresa - che si è materializzata ieri alla Camera - di via Arenula che tenta un blitz parlamentare per aumentare il numero dei magistrati fuori ruolo, per giunta con la scusa del Pnrr. Che, com’è noto, chiede di ridurre il numero dei processi del 25% nel penale e del 40% nel civile. E va da sé che se “rubi” altri dieci magistrati - da 65 a 75 - all’organico dei palazzi di giustizia, e li utilizzi al ministero, è come se portassi via le braccia all’agricoltura.

Ma tant’è. Con le carte alla mano, Repubblica racconta oggi il blitz per portare a casa le dieci toghe in più, nonché un terzo vice capo di gabinetto, che in media costa poco sotto i 200mila euro l’anno, e anche un nuovo dipartimento con tanto di magistrato dirigente. Val la pena di ricordare che l’ex Guardasigilli Marta Cartabia, nella riforma dell’ordinamento giudiziario, aveva invece chiesto che le toghe distaccate in via Arenula calassero, e non certo che aumentassero.

L’argomento è ghiotto per chi, come Costa, da sempre battaglia contro i fuori ruolo, tant’è che le sue proposte sono del tutto opposte a quelle dei magistrati del ministero. Lui chiede che il massimo degli anni concessi per lasciare il lavoro nei palazzi di giustizia passi da dieci a cinque anni; in vita Arenula vuole ridurre le toghe da 65 a 50; e vuole abbassare anche il tetto dei 200 giudici che possono passare ad altri incarichi, compresi quelli ministeriali.

Un Costa già infuriato per la separazione delle carriere che va in fumo - e ne vedremo a breve i motivi - scopre che nelle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera sta per giungere un corposo emendamento proveniente da via Arenula. Da proporre nell’ambito della conversione in legge del decreto di aprile che contiene “disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche”.

Ed ecco qua la lunga proposta del ministero della Giustizia, da piazzare a ridosso dell’articolo 7, con tanto di tabelle sui costi, che formalizza la richiesta di passare da 65 a 75 magistrati, più il terzo capo di gabinetto, più un nuovo dipartimento con un capo. Motivo, “le esigenze connesse all’attuazione del Piano nazionale di rinascita e resilienza”, e quindi la deroga fino al 31 dicembre del 2026 di quanto stabilito nel lontano 1999. Secondo quanto è scritto nel testo l’emendamento “non è suscettibile di determinare nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”.

Quanto al terzo vice capo di gabinetto pare sia necessario - si legge nel testo - per “valutare le politiche pubbliche e la revisione della spesa, nonché per supportare l’organo politico nelle funzioni strategiche di indirizzo e di coordinamento delle articolazioni ministeriali nel settore delle politiche di bilancio”. in cambio di 190mila euro all’anno...

Quando sono le 18 alla Camera cominciano a girare le pagine dell’emendamento, e sale la protesta contro “la casta dei magistrati di via Arenula che cerca di allargare il suo potere”. Costa esce allo scoperto con il suo tweet in cui attacca Nordio e dice che “il ministero della Giustizia sta predisponendo un emendamento al decreto sulla Pubblica amministrazione, scritto dai magistrati fuori ruolo dell’ufficio legislativo, per aumentare il numero dei magistrati fuori ruolo in via Arenula”. Con la chiosa “indecente” e la provocazione a Nordio, “se avalla tutto questo significa che comandano loro”.

Certo è che - proprio in queste ore - le toghe incassano un successo non da poco, perché l’annunciata separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero si disfa come una nuvola di primavera. E arriva proprio dalla premier Giorgia Meloni l’addio all’annunciato progetto del Guardasigilli, caro soprattutto al vice ministro della Giustizia, il forzista Francesco Paolo Sisto, che già pregustava il cadeau da consegnare ai suoi colleghi avvocati che aveva annunciato più volte “pronto per la seconda metà dell’anno”. E invece niet. La separazione non si farà neppure in questa legislatura. Perché è stata bandita dal tavolo delle riforme, per la semplice ragione, sostiene Meloni, che due referendum costituzionali sono davvero troppo, e quello sulle carriere sicuramente ha tali e tanti nemici da rischiare di azzoppare quello sul presidenzialismo.

Quindi stop alla separazione, tant’è che anche nella commissione Affari costituzionali, dove giace la vecchia proposta dell’Unione delle camere penali, ovviamente sponsorizzata proprio da Costa, i lavori rallentano fino a sparire. “Ormai Nordio è diventato un uomo politico e non ricorda più le sue battaglie di quando era magistrato” dice il responsabile Giustizia di Azione. E via tweet minaccia: “Lo dico fin d’ora. Non voterò nessuna riforma costituzionale che dovesse comportare il sacrificio della separazione delle carriere dei magistrati”.