sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Niccolò Carratelli

La Stampa, 5 aprile 2025

Accolti i rilievi del Quirinale su donne incinte in carcere e sim card ai migranti irregolari. Salta anche la norma sulle informazioni agli 007. Solo tutele legali per militari e polizia. Secondo Giorgia Meloni “sono norme necessarie, non più rinviabili”. Per le opposizioni e le tante associazioni scese in piazza ieri in varie città italiane (con scontri a Roma), invece, siamo di fronte a un provvedimento “liberticida e repressivo”, oltre che “incostituzionale”. L’unica certezza è che le nuove norme sono immediatamente operative, perché il disegno di legge Sicurezza, in attesa della seconda lettura in Parlamento da oltre un anno, è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri sotto forma di decreto. “Nessun blitz, è una scelta legittima, di cui ci assumiamo la responsabilità - ha spiegato la premier durante la riunione a Palazzo Chigi - consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare e che era prioritario dare risposte ai cittadini e assicurare a uomini e donne in divisa le tutele che meritano”.

Il più soddisfatto è Matteo Salvini, che voleva sventolare la bandiera securitaria al congresso della Lega, oggi a Firenze: “Un’altra promessa mantenuta - esulta il vicepremier sui social -. Il governo è e sarà compatto e la Lega è il collante della maggioranza”. In realtà, i leghisti hanno dovuto differire diverse modifiche, rispetto alla versione originaria presentata alla Camera, su tutte le questioni su cui si sono concentrati i rilievi del Quirinale.

La detenzione per donne incinte o madri di bambini con meno di un anno potrà avvenire solo in istituti di custodia attenuata. Per i migranti che sbarcano in Italia sarà sufficiente presentare un documento d’identità (e non più il permesso di soggiorno) per ottenere una sim telefonica. Poi, altro punto monitorato dal Colle, nessun obbligo per le pubbliche amministrazioni, le università, le società controllate e partecipate e gli enti di ricerca di collaborare con i servizi di intelligence e condividere informazioni riservate: questa norma “è stata espunta, perché aveva indotto a fraintendimenti”, precisa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Inoltre, vengono rese meno stringenti le norme sulle rivolte in carcere e nei centri per il rimpatrio dei migranti e sulle proteste contro opere e infrastrutture strategiche. Restano le attenuanti per i resti di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale. D’altra parte, viene prevista una specifica tutela legale per gli agenti delle forze dell’ordine e i militari, finiti indagati o imputati per fatti inerenti al servizio: lo Stato sosterrà le spese fino a 10 mila euro per ogni grado di giudizio. “Questo non significa immunità”, sottolinea Piantedosi, cioè nessuno scudo penale, come pure si era ipotizzato. “Abbiamo recepito le questioni emerse, il Parlamento sarà sempre il giudice ultimo, visto che ci sono ora due mesi per approvare il decreto”, assicura il ministro dell’Interno provando a smorzare le polemiche.

Tentativo fallito, perché la protesta di piazza è montata, con manifestazioni ieri e altre in programma oggi. A Roma, momenti di tensione e brevi scontri tra polizia e studenti che puntavano a Palazzo Chigi. In mezzo a loro c’erano i rappresentanti di Avs, con Angelo Bonelli che parla di un “vero e proprio golpe” da parte del governo e Peppe De Cristofaro che lo definisce “decreto Ungheria”. Per Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato, “siamo di fronte al populismo penale che piega il Parlamento”. Dal M5s vedono una “giustizia classista contro i cittadini”. Forti perplessità anche dal presidente dell’Associazione magistrati, Cesare Parodi, convinto che il decreto “avrà ricadute sulla gestione comune della giustizia nel Paese”