agenzianova.com, 13 maggio 2020
La polizia boliviana ha messo in isolamento oltre duecento reclusi del carcere di Palmasola, nella provincia di Santa Cruz, dopo aver constatato che uno dei due decessi registrato la scorsa settimana era da attribuirsi alla Covid-19. Pur non essendoci prove di contagio, le autorità hanno preferito isolare chi ha avuto contatti con la vittima. "Abbiamo già iniziato ad applicare il protocollo medico, si stanno isolando le persone, facendo le analisi e al momento si registra una situazione di calma nel carcere di Palmasola", ha detto il direttore generale della polizia, Rodolfo Montero, alla testata "El Deber". Immagini diffuse più tardi da "Bolivia Tv" mostrano però l'avvio di una serie di proteste dei reclusi, preoccupati del possibile propagarsi della malattia dentro le mura carcerarie. La stessa catena televisiva ha mostrato l'ingresso in carcere di non meno di 50 agenti di polizia, per rafforzare la sicurezza nel perimetro.
Il carcere di Palmasola è noto per essere uno dei più delicati dal punto di vista della gestione interna. Secondo statistiche riportate dai media locali, al suo interno si trovano circa seimila prigionieri, il 70 per cento dei quali una attesa di un processo. La struttura, che ospita quasi un terzo della popolazione carceraria nazionale, è tornata più volte al centro delle cronache per gli scontri tra le fazioni rivali.
Uno degli episodi più problematici si è avuto ad agosto del 2013, quando almeno una trentina di persone sono morte proprio a seguito di uno scontro tra bande criminali per la supremazia all'interno del carcere. Violenze sviluppatesi nel padiglione di massima sicurezza, saldate con il ferimento di altre decine di carcerati. A tutto l'11 maggio, in Bolivia si contano 2.831 casi di contagio e 122 morti.
A inizio maggio la presidente ad interim Jeanine Anez ha firmato un decreto di indulto e amnistia per alleggerire il peso della popolazione nelle carceri. Un provvedimento valido per i detenuti con un'età superiore ai 58 anni e per le donne dai 55 anni in su con uno o più figli. La legge ha però suscitato critiche sulla sua reale efficacia. Secondo quanto scrive il quotidiano "El Deber", la legge impone dei requisiti che i potenziali beneficiari non possono mettere in pratica da dietro le mura, a meno di non affrontare spese legali difficilmente compatibili con il reddito della popolazione carceraria.










