di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 10 febbraio 2015
Dopo che la Cassa delle Ammende ha chiuso i rubinetti, le cooperative che gestivano la mensa cercano altre vie per finanziarsi. C'è la cooperativa dei detenuti "Abc-La sapienza in tavola" del carcere di Bollate (Milano) che sopravvive nonostante la chiusura del progetto di gestione della mensa. Ma la presidentessa Silvia Polleri non sa fino a quanto potranno continuare, così sta lavorando a un grande progetto che è ancora tenuto in segreto attraverso cui accedere a nuovi fondi.
Da quando il 15 gennaio la Cassa delle ammende ha sospeso i finanziamenti per le cooperative che avevano in gestione le mense di nove carceri italiane, i detenuti di Abc sono pagati a mercede, attraverso un voucher erogato dall'azienda in cui sono comprese le coperture Inps e mail. Sul fatto che il finanziamento di Cassa delle ammende si interrompesse, l'amministrazione penitenziaria non ha mai fatto mistero: "Lo sapevamo già da un anno", ammette il direttore di Bollate Parisi.
Per la cooperativa non ci sono più sgravi fiscali, previsti invece dalla commissione Smuraglia per il lavoro in carcere. Anche lo stipendio dei detenuti si è dimezzato con il cambio di regime: da circa 1.200 euro al mese a meno di 600. "Questo non sarà il catering della misericordia. Stiamo continuando a cercare strade alternative per proseguire con il nostro servizio", dichiara Polleri, la presidentessa della cooperativa.
Da parte della direzione del carcere c'è stata la disponibilità a continuare a concedere l'uso della cucina anche per i prodotti di catering esterno, una delle stampelle su cui si reggono le finanze di Abc. I numeri raccolti dalla cooperativa confermano i risultati positivi dei dieci anni di progetti come la riduzione della recidiva: dei 50 detenuti che hanno lavorato ad Abc solo cinque sono tornati a delinquere. Polleri stima che il carcere di Bollate abbia risparmiato all'anno grazie ad Abc 43 mila euro, soprattutto in spese di manutenzione della cucina e spese per la sorveglianza dei detenuti.
Ricordiamo la storia , definitivamente conclusa, sui progetti finanziati dal Governo. Nel 2003 il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, avvia una sperimentazione in dieci penitenziari in tutto il Paese. Con il finanziamento del Dap si ristrutturano a fondo gli impianti delle cucine e si affida la gestione a cooperative sociali che devono formare professionalmente i detenuti. Il che ha significato lunghi periodi di formazione, affiancamento a professionisti, gestione con criteri di efficienza, adeguamento agli standard di qualità e sicurezza, fino all'inserimento dei detenuti in articolo 21 e misure alternative alla detenzione. E stipendi altrettanto veri, allineati al contratto collettivo nazionale.
Dal 2009 il finanziamento non viene più erogato direttamente dal Dap, ma dall'ente del Ministero della Giustizia che finanzia i programmi di reinserimento in favore di detenuti. Finanziamento che l'attuale Governo - il quale dovrebbe essere il più sensibile alle tematiche sociali - ha deciso di non rinnovarlo. E ora con fatica le cooperative migliori stanno facendo di tutto per rimanere ancora a galla.











