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di Carla Reschia

linkiesta.it, 18 marzo 2025

La speranza di un futuro lavorativo spinge i giovani ospiti dell’istituto penale minorile di Bologna a partecipare alle attività di formazione in campo ristorativo che si tengono all’interno dell’istituto e che prevedono anche eventi aperti ai clienti esterni. L’osteria formativa della Brigata del Pratello è qualcosa di più rispetto alle classiche e amatissime osterie bolognesi, cantate ai tempi anche da Guccini, perché nasce da un’esperienza avviata nel carcere minorile cittadino grazie a Fomal, ente di formazione nell’ambito della ristorazione accreditato dalla Regione Emilia-Romagna, e all’Istituto Penale Minorenni “Siciliani” (Ipm), che si trova appunto in via del Pratello 34, a Bologna. In Italia, queste strutture ospitano minorenni, ma anche giovani fino ai 25 anni quando il reato cui è riferita la pena sia stato commesso prima della maggiore età; educare e reinserire nella società è il loro fine istituzionale.

Del resto, sottolineano i promotori dell’iniziativa, si tratta solo di mettere in pratica l’articolo 27 della Costituzione Italiana: “Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. Per questo, oltre ai laboratori musicali, teatrali e fotografici, fin dal 2008 Fomal e Ipm, dopo anni di collaborazione, hanno pensato a un percorso formativo nel campo della ristorazione che permettesse ai giovani detenuti di mettere in pratica e verificare sul campo i loro apprendimenti e sviluppare competenze, nella convinzione che ogni persona può sempre ripartire per realizzare il personale progetto di crescita e autonomia. Il primo passo è stato allestire un laboratorio di ristorazione e avviare i primi corsi.

La Brigata del Pratello, nome scelto dai ragazzi dell’istituto, è nata tra il 2017 e il 2018 come attività formativa sperimentale nell’ambito “sala e bar”, nella strada più multietnica della città, punteggiata da pub, osterie e locali. Oggi è un luogo accogliente, dove si impara un mestiere, ma si cerca anche di valorizzare la storia di ciascuno: a tavola i tortellini e il ragù possono incrociare il couscous e altre specialità, in uno scambio con tutta la comunità bolognese. I piatti seguono la stagionalità e interpretano le ricette con un pizzico di creatività, come le orecchiette al radicchio e Sangiovese, la lasagna zucca e speck, o il maialino con la salsa di fichi.

Le cene-evento aperte al pubblico, per un massimo di quaranta posti, si tengono due volte al mese, al venerdì, prenotando individualmente sul sito - la prossima è in calendario per il 28 marzo, ma è già sold out - e sono organizzate su richiesta anche per grandi gruppi. Oltre al cibo, alla convivialità e all’interazione con i ragazzi che preparano la cena, sono anche un’occasione per conoscere da vicino le varie attività che istituzioni, associazioni e realtà di volontariato promuovono all’interno del carcere.

L’organizzazione è affidata a educatori professionali, in collaborazione con gli addetti alla sorveglianza, che affiancano chef e maître nella conduzione della brigata di cucina, che comprende sei-otto giovani, tre-quattro aiuto cuochi e tre-quattro camerieri, a turno tra i detenuti dell’Ipm. Il servizio è realizzato con la collaborazione di chef professionisti che si occupano della parte operativa e della formazione.

L’Osteria - spiega Beatrice Draghetti, presidente Fomal - serve anche a fare in modo che la città si accorga davvero di questo luogo, dei giovani che ci vivono, e rappresenta una sollecitazione per chiunque, ognuno per quello che gli compete, voglia avere a cuore il presente e il futuro di tutti. E incontrarsi attorno a una tavola imbandita è un buon punto da cui partire.