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di Enrica Riera

Il Domani, 24 gennaio 2025

Il 5 novembre 2020 le sorelle Brisaida e Marisleidis Babastro Guibert, di origine cubana e da oltre 20 anni in Italia, vengono condotte negli spazi della questura di Bologna. Lì, denunciano di aver subito maltrattamenti e soprusi. Il procedimento viene archiviato, la Corte di Strasburgo ammette il ricorso ed emergono immagini eloquenti. Due celle di sicurezza diverse, all’interno due donne. Entrambe in stato confusionale. Sono a terra, sul pavimento, cercano di divincolarsi mentre poliziotti in tenuta antisommossa si avvicinano. Gli agenti sono più di tre in certi momenti. Una delle due fermate indossa un casco; l’altra, come la prima, viene sedata, senza alcuna autorizzazione dell’autorità amministrativa competente. Dopo le denunce delle donne per i “maltrattamenti” subiti, quei video non sono confluiti subito nel fascicolo aperto dal pm. Sono riemersi tre anni dopo, nel luglio del 2023, a seguito dell’intervento del gip che, dopo una prima archiviazione a cui si è opposta una delle due donne, ha chiesto nuove indagini.

Perché un filmato così importante non è stato messo subito agli atti? Esistono altri video? Le domande restano aperte, al contrario del procedimento che, riunito con quello che ha visto iscrivere due agenti nel registro delle notizie di reato per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, è stato definitivamente archiviato. Per l’avvocato Fabio Anselmo, legale di Brisaida Babastro Guibert, le “carenze investigative” in questa storia sono tuttavia troppe. Per lei, 40enne, quattro figli e un passato da modella, il referto del pronto soccorso ha rilevato “policontusioni da riferite percosse e trauma cranico con contusione dell’orbita dx”.

Secondo il consulente di parte, quel filmato “è stato estrapolato con modalità che non consentono di escludere con certezza l’assenza di manipolazioni”, inoltre “dall’indagine svolta emerge che l’estrazione della copia è avvenuta il 7 novembre 2020, ovvero il giorno successivo alla presentazione di una delle due denunce, in assenza di qualsiasi controllo e all’oscuro del pm, con violazione del diritto di difesa e del contraddittorio”. E ancora che “il file risulta modificato il 10 novembre 2020”. L’analisi in questione “evidenzia pure una serie di elementi che attestano la totale inattendibilità dei video ai fini di prova e che fanno sorgere insuperabili interrogativi sul modus operandi degli inquirenti”. Affermazioni che il pubblico ministero ritiene “apodittiche”.

Aspettando Strasburgo - Ora, però, saranno i giudici di Strasburgo a doversi pronunciare. Il ricorso presentato da Babastro Guibert alla Corte europea dei diritti dell’uomo è stato ammesso. A profilarsi sono ipotesi di violazioni gravissime: l’aver subito un trattamento inumano e degradante, una illegittima privazione della libertà personale e una discriminazione in quanto donna e straniera.

Tutto è cominciato il 5 novembre 2020. Al termine del pranzo le sorelle si sono recate alla fermata dell’autobus. Mentre discutevano con un autista una volante le ha notate. Gli agenti le hanno fatte scendere dal mezzo e, poi, portate in questura. Molte delle testimonianze raccolte confermano che una delle due donne è stata “atterrata, ammanettata con le mani dietro la schiena e spinta nell’auto di servizio, nonostante fosse tranquilla e stesse semplicemente dialogando con uno degli agenti”.

È nei locali della questura che, stando al loro racconto e al video, la situazione sarebbe degenerata. È lì che Brisaida racconterà di aver subito un presunto abuso sessuale. La donna vuole denunciare i fatti quello stesso 5 novembre, ma dice di essere stata mandata via. Sporgerà comunque denuncia successivamente.

I procedimenti - Dopo la denuncia la procura aveva aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni personali aggravate, violenza sessuale e tortura. Due anni dopo il pm ha chiesto l’archiviazione. Il pubblico ministero ha scritto “che alcune condotte energiche operate dagli agenti, incontrovertibilmente avvenute (...) erano necessarie - e pertanto avvenute nell’adempimento delle loro funzioni - al fine di far fronte al pericolo scaturente dai comportamenti aggressivi, osservati da terzi, delle due donne”. All’archiviazione si è opposta la difesa. Il 24 aprile 2023 il gip di Bologna ha aperto un nuovo fascicolo, questa volta iscrivendo due agenti nel registro delle notizie di reato. Così è emerso il video. Ma al termine dell’attività investigativa il pm ha chiesto nuovamente l’archiviazione.

Oggi gli unici procedimenti ancora aperti pendono sulla donna che ha denunciato: uno per resistenza a pubblico ufficiale, l’altro per calunnia. In corso c’è anche un’interrogazione parlamentare, presentata dalla deputata di Avs, Elisabetta Piccolotti, il 3 aprile del 2023.

Oltre al mistero sul filmato ci sarebbero altre “incongruenze”, è la tesi della difesa, anche nella redazione dei verbali e nella mancata attivazione delle procedure di Codice rosso. E c’è di più. Perché la questura di Bologna, che “aveva nel frattempo svolto segretamente una sorta d’indagine interna, non riferì alcunché al pm” come prevede la legge? Su questo e molto altro toccherà a i magistrati europei pronunciarsi.