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di Micaela Romagnoli

Corriere di Bologna, 18 gennaio 2025

Don Cambareri, parroco del Pratello: spesso mi auguro delinquano, così non stanno in strada. “Dentro l’Istituto penale minorile ci sono bisogni infiniti. Io cerco di esserci il più possibile perché tutti gli adolescenti, ma loro ancora di più, hanno bisogno di adulti che ci siano, che condividano tempo, spazi, disagi”. Don Domenico Cambareri, parroco a San Giovanni Battista di Trebbo di Reno, dal 2020 è anche cappellano del Pratello. “Prete di galera”, come si descrive nel sottotitolo del suo libro “Ti sogno fuori”, uno scambio epistolare con uno dei giovani incontrato al di là delle sbarre.

Chi sono questi ragazzi?

“All’Istituto penale minorile abbiamo ragazzi italiani figli di italiani che hanno commesso reati, ragazzi figli di immigrati, di seconda generazione, responsabili di reati soprattutto contro il patrimonio, di spaccio. E ora anche tanti stranieri minori non accompagnati. Ragazzi che si sono abituati a non essere visti, a non importare ed essere messi da parte”.

Da chi non sono visti?

“Dalle famiglie e dalle altre agenzie educative. Sono adottati dalla strada, che siano le strade del centro di Bologna, della periferia, della Tunisia; poi sedotti dai social, abituati a condividere in branco le loro emozioni. Fanno parte di una generazione di giovani che ci sta rifiutando, rifiuta il nostro sistema di valori, in ansia per il futuro. Sono ragazzi che ormai hanno soltanto l’oggi, un oggi che spesso non è fatto di adulti”.

Si raccontano?

“Hanno una voglia enorme di trovare adulti che li ascoltino. Tante volte mi dicono: “d’accordo don, mi comporto bene, non vado più a spacciare, ma tu mi aiuti?”. Di fronte a quella richiesta mi trovo a dover ammettere di non avere strumenti a sufficienza, così quel patto fiduciario tra istituzione e ragazzi viene meno. Sono ragazzi complessi, con le loro fragilità”.

Quali?

“Fragilità sentimentale, faticano a vivere e leggere la complessità delle loro emozioni, che non siano solo la rabbia o la paura. Sono affettivamente poveri e quindi affamati di affetto, di amicizia, di amore”.

E se sono finiti già all’Istituto penale minorile recuperarli è più complicato…

“Il carcere minorile è spesso un moltiplicatore di violenza. Un luogo dove si concentrano abbandoni e rabbie non può che moltiplicarle. La vera pena dovrebbe essere infliggere l’educazione, abituarsi al rispetto, allo studio, a meritarsi le cose, a chiedere scusa. Non dovrebbe essere un mero contenitore burocratico. Incarcerare un adolescente dovrebbe essere l’extrema ratio, non una soluzione. Eppure alle volte arrivo ad augurarmi che delinquano”.

Come è possibile?

“Viviamo una situazione scandalosa che tocca i minori non accompagnati. Se sono minorenni hanno una copertura assistenziale che decade non appena compiono 18 anni. Oggi mi trovo nella condizione tragica di augurarmi che vengano beccati a rubare qualcosa, pur di non finire sulla strada. Almeno qui hanno un tetto, qualcosa da mangiare, la scuola. Sono impegnato nella ricerca di una casa per poter ospitare questi ragazzi, che altrimenti sono abbandonati”.

Qual è la via?

“La soluzione immediata è investire sugli Istituti penali minorili, perché non siano uno spazio di dolore vendicativo ma di faticosa opportunità di ricostruzione. È anche essenziale lavorare per la nascita di comunità etiche sui territori, dove i ragazzi in difficoltà vengano intercettati, accolti, con l’aiuto delle scuole, delle parrocchie, delle società sportive. Loro hanno bisogno di adulti credibili che gli mostrino la possibilità di vivere una vita significativa”.

Le hanno fatto vedere le cose da un altro punto di vista?

“Molti ragazzi di seconda generazione sentono ancora l’Italia come un avversario. Loro mi hanno educato a vedere il sottile razzismo che c’è a Bologna. Spesso prendo alc uni i n per messo co n me, ospito uno di loro in libertà vigilata, e osservo gli occhi della gente quando entrano in un bar o salgono in bus. C’è un razzismo latente sul quale tutti dovremmo impegnarci a lavorare, per un vero patto educativo”.